Tardelli consiglia Barella: “Fai le cose semplici”. Fiducia sull’Italia: “Al Mondiale ci andiamo”. E attenzione al Brasile di Ancelotti.
Marco Tardelli torna a parlare di Nazionale con la lucidità di chi certi momenti li ha vissuti davvero. Campione del mondo nel 1982, oggi osservatore attento e diretto, ha analizzato lo stato degli azzurri e il momento di Nicolò Barella, offrendo una chiave di lettura semplice, quasi disarmante: quando le cose non girano, bisogna tornare all’essenziale.
Il riferimento è personale, e proprio per questo efficace. Un ricordo che riporta indietro al 1978, a pochi giorni dal Mondiale in Argentina, quando anche lui si sentiva fuori fase. “Ero a pezzi”, racconta. Da lì nasce un consiglio che oggi gira, idealmente, proprio verso Barella.
Tardelli non gira intorno al tema. Barella sta attraversando un periodo meno brillante? Normale. “Non si può mica essere sempre al massimo”, spiega. La sua lettura è concreta: stanchezza fisica, mentale, motivazioni che cambiano. Fattori che fanno parte del percorso di qualsiasi giocatore, anche dei migliori.
Il punto, però, è la gestione di questi momenti. Ed è qui che entra in gioco il ricordo di Enzo Bearzot, che a Tardelli disse una frase rimasta scolpita: “Se non riesci a fare altro, passa la palla al compagno”. Un invito a non strafare, a non cercare la giocata forzata quando le energie non sono al massimo.
“Vuole dire fare le cose semplici”, sottolinea Tardelli. Una banalità solo apparente, perché spesso è proprio la semplicità a fare la differenza nei momenti complicati. Non a caso, nella gara contro l’Irlanda del Nord, Barella è sembrato più lucido proprio quando ha scelto di non forzare.
Il messaggio è chiaro: tre mesi difficili non cambiano una carriera. Servono pazienza e gestione. E magari anche una pausa vera. “Se fossi l’Inter, dopo il Mondiale gli darei un mese di vacanza assoluta”.
Lo sguardo si allarga poi alla Nazionale. Tardelli è netto: “Al Mondiale ci andiamo, sono sicuro”. Un’affermazione forte, che arriva in un momento in cui l’Italia non convince del tutto ma continua a dare segnali di compattezza.
La Bosnia, secondo lui, non rappresenta un ostacolo insormontabile. Ma il discorso non si ferma qui. C’è anche una lettura più ampia, quasi storica. Tardelli rivede qualcosa del passato: “L’avevo detto anche prima del 2006. C’era pessimismo, una situazione difficile, ma poi sappiamo com’è andata”.
Un parallelo che non va preso alla lettera, ma che racconta una sensazione: le Nazionali italiane, spesso, rendono meglio quando non partono tra le favorite. Quando il contesto è complicato, quando le aspettative sono basse.
In questo quadro si inserisce anche il lavoro del ct. “Gattuso mi piace”, dice Tardelli. Ne sottolinea soprattutto la capacità di creare gruppo e di dare spazio ai giovani. Un aspetto che richiama altri cicli azzurri vincenti, dove l’equilibrio tra esperienza e nuove energie è stato decisivo.
Non mancano i riferimenti: da Esposito a Pisilli fino a Palestra, senza dimenticare che anche in passato nomi allora poco conosciuti sono diventati protagonisti. “Ricordiamoci di Rossi e Cabrini”, aggiunge.
Infine, uno sguardo alle rivali. La favorita, per Tardelli, è chiara: “Ho paura del Brasile di Ancelotti”. Una frase che pesa, perché arriva da chi ha visto e affrontato (e battuto) le migliori squadre del mondo.
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