Paganese-Barletta è la sfida chiave del girone H: promozione, tabù al Torre, squalifiche e incroci decisivi nella corsa alla Serie C.
La partita è oggi. E già questo basterebbe a spiegare il clima che si respira. Perché Paganese-Barletta, Martina permettendo, è davvero la partita dell’anno. La “madre di tutte di tutte le battaglie”, verrebbe da dire prendendo in prestito un’espressione usata in contesti ben più drammatici. Qui però si parla di calcio, di Serie D, di girone H. E di una promozione in C che pesa come un macigno.
Si affrontano quelle che, senza troppe discussioni, sono considerate le due squadre più forti del raggruppamento. La Paganese arriva a questo appuntamento forte di una regolarità che nel tempo ha fatto la differenza. Il Barletta, invece, si presenta al “Marcello Torre” con sei vittorie consecutive e un cambio di passo evidente, figlio del lavoro di Massimo Paci, che ha rimesso ordine e convinzione in un gruppo dal potenziale enorme.
Ma c’è anche un’altra storia che accompagna questa sfida. Una storia lunga quarant’anni, che racconta di una trasferta diventata quasi un tabù per i biancorossi. Quattro pareggi nei primi quattro incroci, poi cinque sconfitte consecutive. L’ultima, un 1-0 nella prima giornata dell’infausto campionato 2023/24. Numeri che non segnano una condanna, ma che certo entrano nella testa.
Al “Torre” il Barletta ha segnato appena due volte, entrambe in Serie C: la prima il 10 ottobre 1976, nell’1-1 firmato da Tiozzo; la seconda il 1 novembre 2014, con Roberto Floriano nel 2-1 per i campani. L’ultimo risultato positivo risale invece al 13 gennaio 1980, uno 0-0 in C/2. Sono dati che raccontano una difficoltà storica, ma anche una possibilità: prima o poi, le storie si riscrivono.
La settimana che ha preceduto il match non è stata banale. La squalifica pesante di Giancarlo Malcore, cinque giornate, e il ricorso dell’Afragolese che ha portato alla non omologazione del 2-0 a favore del Barletta hanno inevitabilmente acceso interrogativi. Come reagirà la squadra? Quali scelte farà Paci davanti?
La difesa sembra avere certezze consolidate: Coccia, Manetta, Bizzotto e Ragone compongono una linea a quattro ormai rodata. A centrocampo Domenico Franco resta il punto di equilibrio, con Cancelli o Piarulli a completare il reparto. Davanti, con il rientro di Da Silva, le soluzioni non mancano. L’ipotesi più accreditata è quella che vede Riccardo Lattanzio al suo fianco, con Malagnino e Laringe sugli esterni. Ma Paci, in conferenza, ha lasciato intendere di avere alternative pronte.
Sulla squalifica di Malcore, il tecnico marchigiano è stato chiaro: l’attaccante resta centrale per il gruppo, anche fuori dal campo. “Importante in allenamento, per impegno e stimolo”, ha sottolineato. Un modo per dire che l’assenza pesa, ma non deve diventare un alibi.
Dall’altra parte Raffaele Novelli, ex di turno e zemaniano dichiarato, non dovrebbe toccare l’impianto del suo 4-3-3. Il dubbio riguarda il terzo uomo del tridente accanto a Graziani ed El Haddadi, con Costanzo, Gatto, La Monica e Negro in ballottaggio. A centrocampo Mancino, Pierce e Labriola garantiscono qualità e inserimenti, mentre la linea difensiva davanti a Gallo dovrebbe ricalcare quella dell’andata.
Spettatore interessato sarà il Martina, impegnato al “Tursi” contro il Ferrandina. La classifica è corta e gli incroci delle prossime settimane possono cambiare tutto, soprattutto in vista dello scontro diretto del Puttilli. Per il Fasano, invece, è già tempo di ultima spiaggia: contro la Sarnese e poi a Francavilla in Sinni si gioca forse le residue speranze di rientrare nella corsa.
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