Barletta 1922, la sfida d’attacco Di Rito ancora in gol, ma Sguera entra e segna: il ventaglio di Bitetto

Barletta 1922, la sfida d’attacco <small class="subtitle">Di Rito ancora in gol, ma Sguera entra e segna: il ventaglio di Bitetto</small>

Quattro partite ufficiali finora disputate, nove gol messi a segno. Se si escludesse la sconfitta di Casarano, dove il Barletta non ha timbrato il cartellino, la media-gol sarebbe addirittura di tre a partita. Un dato non solo confortante dopo l’altalena delle prime due giornate, ma anche e soprattutto incoraggiante in vista del futuro. C’è un altro turno casalingo all’orizzonte ed il margine d’errore, per una squadra che punta a vincere il campionato, è già parecchio esiguo.

Il sorriso di Di Rito, due gol in tre partite ufficiali disputate.

Il sorriso di Di Rito, due gol in tre partite ufficiali disputate.

LE TRE CHIAVI OFFENSIVE – Il 3-0 contro il Gallipoli ha messo in chiaro più di una chiave di lettura. La prima, ovviamente, è che la pioggia di Casarano non si può annoverare tra le scusanti. La brillante vittoria dei giallorossi all’esordio è stata spazzata via da una prestazione grintosa, con una manovra mai fine a se stessa e senza una gestione del possesso volta a specchiarsi: l’opposto di quanto visto al Capozza. La seconda porta il nome di Nicolas Di Rito. L’attaccante argentino si comporta da vero centravanti ed è forse quello che al Barletta è mancato durante la scorsa stagione. A prescindere dal gol, il tempismo ed i movimenti sono tipici dei big della categoria, quelli che dovrebbero rappresentare l’arma in più da qui in avanti. La terza, però, è quella più suggestiva: Giuseppe Sguera accetta una panchina che, sulla carta, sarà più frequente dello scorso anno. Il problema (ad avercene, di problemi così) è che entra e segna. Pochi minuti per calare il tris ai salentini, sotto un’acquazzone che accentua il carattere già mostrato nel corso della sua esperienza in biancorosso.

Loiodice si conferma inamovibile.

Loiodice si conferma inamovibile.

LA FORZA DEL SINGOLO – Che siano semplici idee, che siano incastri di formazione reali, il ventaglio a disposizione di Bitetto è particolarmente ampio. Le scelte, però, non si limitano al solo binomio Di Rito-Sguera, ma si estendono anche al resto del reparto. Considerando il 4-2-3-1 di partenza, il tecnico non può fare a meno di Loiodice e probabilmente nemmeno di Pellecchia, altro elemento che si è distinto nel mese di settembre. La buona prova di Santoro nel tridente alle spalle della punta, inoltre, infittisce la concorrenza in quella zona di campo, a discapito di un Pizzutelli spesso richiamato all’ordine tattico nelle tre partite precedenti.

Mignogna cambierà l'impostazione tattica del Barletta?

Mignogna cambierà l’impostazione tattica del Barletta?

MIGNOGNA E IL CAMBIO MODULO – Ciò che non è stato ancora preso in considerazione, invece, è il ruolo di Mignogna nello scacchiere del Barletta. Il tarantino nasce come centrocampista centrale, ma non disdegna una proiezione offensiva nel suo repertorio. Rimane ugualmente difficile vederlo come trequartista, mentre è più probabile l’inserimento di un uomo in più in mediana con Dentamaro e Lorusso: questa scelta avrebbe ripercussioni sul pacchetto avanzato, passando ad un 4-3-3 che, di fatto, esclude la pedina alle spalle del centravanti. In questo caso, Santoro si inserirebbe nella concorrenza tra Di Rito e Sguera, mentre Pizzutelli dovrebbe attendere le sue chances sugli esterni o, eventualmente, in un ulteriore cambio di modulo in corsa.

Ora il Vieste, con la necessità di avviare un filotto di successi.

Ora il Vieste, con la necessità di avviare un filotto di successi.

TATTICA E TESTA – La scelta dell’ultimo acquisto è nata proprio dalle esigenze di Bitetto, ragion per cui non sembrerebbe avventata un’analisi su una nuova connotazione tattica. Posto che il tasso tecnico rimarrà comunque elevatissimo, la richiesta dell’allenatore è quella di un atteggiamento più cattivo e più propositivo: non un calcio totale dal punto di vista della manovra, nonostante l’obiettivo di un gioco a due tocchi e scambi nello stretto, ma un’unità d’intenti che passi principalmente dall’approccio e dalla gestione mentale della gara. Con questi numeri, poi, dovrebbe essere sufficiente mandare la palla dalle parti degli attaccanti per raccogliere i frutti del lavoro settimanale. Il Vieste è il nuovo banco di prova.

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