I panni sporchi si lavano in famiglia Barletta Calcio, la dirigenza tace sulle difficoltà trapelate in settimana

I panni sporchi si lavano in famiglia <small class="subtitle">Barletta Calcio, la dirigenza tace sulle difficoltà trapelate in settimana</small>

Immaginiamo di possedere una società di calcio. Dopo averla rilevata, costruiamo una squadra con il chiaro obiettivo di mantenere la categoria ed affianchiamo, ad un parco di giocatori promettenti, una serie di elementi di comprovata esperienza, tutelati da diverse tipologie di contratti, a volte anche quadriennali se un elemento può fare davvero la differenza. Già, i contratti. I contratti vanno onorati e gli stipendi vanno pagati non solo per non incorrere in sanzioni e richiami, ma anche per mantenere l’armonia dello spogliatoio e non turbare la piazza, ancora in festa dopo una vittoria storica. Se immaginiamo di non poter rispettare le scadenze, è quantomeno d’obbligo chiarire la situazione, a fronte delle insistenti voci e degli incontri con i tifosi.

Immaginiamo, sì. Facciamo finta, perchè né siamo titolari di una società di calcio, né siamo in presenza di una dirigenza che abbia ottemperato alle ultime richieste circa l’attuale situazione finanziaria del club. Siamo in presenza del Barletta di Giuseppe Perpignano, reduce da tre vittorie consecutive contro avversari a dir poco quotati e pronto, almeno sulla carta, a festeggiare un Natale coi fiocchi. La teoria dice questo: la squadra è in netta ripresa, la zona playout è stata allontanata e ci sono tutti i presupposti per raggiungere una salvezza tranquilla, avendo ancora la possibilità di girare a quota 25 punti. Nulla da eccepire. La teoria dice questo.

La pratica è ciò che si rincorre fin dalla settimana precedente al derby di Foggia. Non è una pratica rosea come la teoria, ma la soluzione comune (e migliore) è quella di concentrarsi soltanto sulla delicata sfida dello Zaccheria, in modo da evitare i turbamenti della piazza di cui sopra. La tattica sortisce gli effetti sperati, arriva un successo che catapulta il 20 dicembre tra le date memorabili della storia biancorossa. Perfetto, adesso è il momento di guardarsi negli occhi e tirare le somme non di ciò che è successo in campo, ma di quanto è avvenuto e continua ad avvenire nel retrobottega.

Guardarsi negli occhi è un po’ come guardare in un calderone scoperto, o almeno pronto a scoprirsi. Un calderone fatto di rumors su stipendi non pagati dal 30 settembre, con un mercato di gennaio durante il quale ci si prepara a vendere i pezzi pregiati per fare cassa e risanare una situazione poco chiara. Il tutto senza dare troppe spiegazioni ai tifosi, i soliti calorosi del Puttilli ed i quindici di Lamezia. Volendo citare una frase ricorrente degli ultimi giorni, “nascondendo la polvere sotto il tappeto“.

C’è un detto famoso che calza a pennello: i panni sporchi si lavano in famiglia. Esattamente come la dirigenza, anche stampa e tifosi rappresentano una parte consistente di questo nucleo, una parte che vuole aiutare i suoi cari nella pulizia di questi panni, facendo chiarezza su uno status economico che di trasparente sta mostrando ben poco. L’appello, per l’ennesima volta durante questo girone d’andata, è quello di collaborare affinchè si giunga ad una soluzione che possa accontentare tutti. A prescindere dai punti di penalizzazione che arriveranno a campionato in corso.

Con il ritorno in campo distante due settimane, c’è tutto il tempo per risolvere una faccenda oscura e preoccupante agli occhi di tutti i supporters barlettani, costretti ad accantonare immediatamente la sbornia post-Foggia. Smentire o ufficializzare pubblicamente tutto ciò che si sta raccontando da circa una settimana, quindi, deve diventare la prerogativa societaria durante le festività natalizie. Meglio l’amarezza della verità, piuttosto che l’ambiguità del silenzio.

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