“Terzo? Ho già fatto, non vorrei ripetermi!” Il ricordo di Franco Di Cosola: viaggio nei tempi che furono, tra le imprese e gli aneddoti degli anni '80

“Terzo? Ho già fatto, non vorrei ripetermi!” <small class="subtitle">Il ricordo di Franco Di Cosola: viaggio nei tempi che furono, tra le imprese e gli aneddoti degli anni '80</small>

Il cordoglio unanime della città continua a monopolizzare la giornata di oggi, i ricordi e le testimonianze si susseguono numerose. La Barletta calcistica e imprenditoriale piange Franco Di Cosola, storico presidente del club biancorosso, scomparso a 71 anni.

Social network ricchi di messaggi da parte di tifosi e rappresentanti, attuali e passati, del Barletta Calcio, le dichiarazioni di Scarnecchia e Lavecchia ai nostri microfoni: anche gli argomenti più delicati del momento passano in secondo piano per ricordare, ancora una volta, ciò che don Franco riuscì a costruire.

Una gestione finora irripetibile, quella del compianto patron, legata in maniera indissolubile agli anni ruggenti della storia barlettana. Con la squadra stabilmente in Serie C1, il nuovo corso dirigenziale dà una svolta a quella che, fino a quel momento, era stata la programmazione meccanica di salvezze e poco più. La città sta crescendo da un punto di vista commerciale ed industriale, è la città che i più anziani ricordano come la Milano del Sud. E lo sport deve essere contemporaneamente il volano e il beneficiario della situazione dell’epoca: prima la Serie A1 di basket femminile, poi l’approdo sui campi di calcio per portare il Barletta a livelli mai toccati.

Di Cosola eredita la proprietà da Michele Roggio, che l’ha detenuta dal 1981 fino alla stagione 1984/85. E’ stato il presidente della promozione in C1, ma adesso c’è la sensazione di poter puntare a qualcosa di più grande, di inedito, di impensabile fino a pochi anni prima. La nuova società punta immediatamente alla Serie B: l’inesperienza, però, lascia il Barletta alle spalle di Messina e Taranto.

Dagli errori si impara e Franco lo sa bene. L’anno successivo è quello del trionfo: un pre-campionato difficoltoso, l’addio di Fogli e l’arrivo di Marchioro, la cavalcata a braccetto con il Catanzaro e l’avvicinamento alla partita di Sorrento. Nei tanti video relativi alla promozione in cadetteria emerge la serenità del presidente, nonostante tutta la città fosse consapevole del momento delicato e di cosa sarebbe successo in caso di vittoria. “Terzo? Ho già fatto, non vorrei ripetermi!” è una delle sue frasi che sdrammatizza il finale thrilling dello stadio Italia, parlando di un’eventuale vittoria della Casertana a Catanzaro e della contemporanea sconfitta sulla costiera.

Ciò che accade dall’autunno 1987 in poi è leggenda, tanto da spingere il barlettano Gino Pastore, nella sua canzone Alè Barletta, a proporre una statua per il patron biancorosso. I rigori contro il Milan e la vittoria sul Torino rimangono i momenti più alti del calcio cittadino, forte di tre salvezze nella seconda serie nazionale ed una tifoseria che, grazie all’entusiasmo di don Franco, ha dimostrato di essere incisiva in casa ed in trasferta. L’ingresso di Laera e le varie difficoltà che si sono protratte fino alla gestione Perina, infine, possono gettare ombre sull’operato di Di Cosola, ma ciò che passa alla storia è la realtà dei fatti.

A distanza di anni, nel giorno della scomparsa, rimangono gli aneddoti di chi ha vissuto gli anni ’80, l’immaginazione di chi ancora non c’era ed il ricordo dei tempi che furono. E chissà, forse un giorno Barletta potrà inneggiare trionfalmente ad un nuovo presidente da Serie B.

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