Barletta Benevento 1-6, La Violenza negli Stadi 2.0 Un amaro sfogo di Angelo Falcone, tifosissimo del nostro Barletta

Barletta Benevento 1-6, La Violenza negli Stadi 2.0 <small class="subtitle">Un amaro sfogo di Angelo Falcone, tifosissimo del nostro Barletta</small>

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un tifoso mentre è in corso il summit tra Tatò, Martino e Orlandi.

Da sempre siamo abituati, come ci insegna Charles Darwin, ad una costante evoluzione: umana, molecolare, astrale, tecnologica ed ovviamente anche morale alla quale uomo e società sono sempre soggetti.

Il 30 Marzo 2014 è una giornata destinata a restare nella storia ed essere annoverata tra le quelle che cambiano il modo di intendere un tema di rilevanza internazionale: La Violenza negli Stadi.

Tematica dibattuta sui tavoli dei nostri palazzi di governo, nei bar e spesso sulle prime pagine di giornale che ha avuto negli anni una costante evoluzione: si sente parlare di feriti, di arresti, coltelli, mazze, auto e pullman incendiati ed in contrapposizione di poliziotti violenti, DASPO, tessere del tifoso, diffidati e potremmo continuare per ore.

In ultimo, ma non ultimo in termini di importanza, una decina di giorni fa abbiamo assistito alla maxi rissa tra tifosi, giocatori ed addetti ai lavori durante il match del campionato di eccellenza Giugliano – Virtus Volla che ha causato 5 feriti e 3 arresti, la sospensione dell’incontro ed il ritiro della squadra del Giugliano da parte del presidente.

Perde sempre il Calcio!

Il 30 Marzo 2014 resterà negli annali del calcio. Siamo entrati in una nuova era, 2.0 anche qui.

Domenica si è consumato l’ultimo atto del cambiamento, ora la violenza negli stadi non la fanno più i tifosi ma tutto quello che li circonda.

Domenica i barlettani ed i tifosi del Barletta sono stati violentati, stuprati e offesi nel profondo.

In primis da un manipolo di ragazzini viziati che non sanno cosa gli aspetta una volta che il mondo del calcio si accorgerà della loro inadeguatezza, non sanno che, se ora non sudano una maglia (pesante, importante e ricca di storia, cosa sicuramente ignorata dai baby-giocatori). Domani dovranno sudare sette camicie nel “mondo reale”, che però non tollera questa vergogna e questa inettitudine.

In secondo luogo, oltraggiati da un personaggio osannato lo scorso anno perché coprotagonista della rincorsa alla salvezza culminata nell’indimenticabile vittoria al Degli Ulivi di Andria: Mr. Nevio Orlandi; complice sin dal principio di questo massacro premeditato, tra i primi colpevoli dei continui schiaffi di ieri e di questa maledetta stagione. Colui che recita una parte per nascondere le malefatte e la follia della coppia al timone, colui che è solo capace di proclamare la costante ed infinita crescita dei nostri eroi, colui che alla domanda sulle sue dimissioni risponde con un imbarazzante: “ È una domanda a cui non voglio rispondere perché la sua visione non rientra nel mio ordine delle idee. Ho un’altra visione del calcio…”.

Cosa significherà poi? Quando finirà questa presa in giro? Come è possibile parlare di crescita costante davanti ad una squadra che ha segnato meno della Nocerina giocando ben sette partite in più? Ma soprattutto con quale coraggio ci si può ancora sedere su quella panchina?

Terzo autorevole artefice di questa epocale innovazione è Sua preziosità Egr. Sig. Gabriele Martino, un Direttore (scusate se vi sembra riduttivo) irriverente, arrogante, sempre lontano dai tifosi. Colpevole, assieme al Suo più illustre mandante, di aver continuamente preso in giro tutta la piazza, tutta la città. Tutti!

Senza rispetto e senza alcuno scrupolo ha invitato ed incitato la piazza ad abbonarsi con la parola Playoff; parola assolutamente impronunciabile dopo la ferita ancora sanguinante del 6 maggio 2012, il giorno del redivivo Franchini e della punizione (in tutti i sensi) di Foglia al 91° dell’ultima giornata di campionato, quando il Barletta era ormai nella griglia dei Playoff per la serie B. Potremmo parlare per ore, giorni e forse settimane, se la colpa sia stata del Vicepresidente Walter Tatò e della sua agenzia di scommesse, del Presidente, di Castagnini o di chicchessia, forse di Di Gennaro ma non è questo il tema.

La piazza gli ha creduto, rispondendo con ben 1.000 abbonamenti, un buon numero per la categoria e soprattutto per i disinvestimenti della proprietà. Criticati anche questi mille, ritenuti pochi da Sua Maestà.

Ha chiesto di stargli vicino e di credere al progetto, di dargli tempo e fiducia e gli è stato concesso. Pare che abbia addirittura chiesto di non essere “sfiorato con un dito” dai tifosi in protesta durante gli allenamenti, altrimenti avrebbe raso al suolo la città di Barletta. Ha sempre guardato con occhi di sfida tutti, anche la curva intera, in casa ed in trasferta, senza rispetto per gente che ha sempre macinato kilometri per una fede, per una passione, per mantenere in alto l’orgoglio di una città. Mentre lui ed i suoi facevano di tutto per affossare il Barletta.

Ma in cima alla mia personale classifica di colpe c’è Lui, Sua Maestà, il “Magnificerrimo”, Presidentissimo Roberto Tatò (con doveroso e profondo rispetto per le Sue condizioni di salute).

Colui il quale ha definito il Taranto un “gigante di cartapesta”, colui il quale ha promesso la serie B in due anni, alludendo alla serie A, l’unico presidente al mondo capace di iniziare e portare avanti la bellezza di 6 progetti in 3 anni. Tantissimi gli allenatori, i direttori sportivi ed i giocatori osannati e poi condannati. Tanti soldi spesi e tantissimi sprecati. Un presidente che ha avuto la presunzione di far vedere calcio a Barletta, e di farlo da solo, senza mai accettare una critica distruttiva o costruttiva che fosse.

È a lui che dobbiamo la nostra attuale situazione, è grazie a lui che abbiamo toccato il fondo, raschiato il barile, caduti nel baratro.

Lo condanno perché in queste condizioni non si apre la curva ai bambini ma la si chiude!
Cosa racconterà un bambino al compagno di banco il lunedì? Racconterà della partita o preferirà mentire dicendo che è stato al castello con i genitori? Che ricordo avrà di quei gradoni, di quella squadra e soprattutto di quella maglia?

Non prendere provvedimenti dopo una giornata indescrivibile come quella di domenica, non me ne voglia Sua Maestà, è da incompetenti, è da complici, è da masochisti. Siamo arrivati al punto zero, non c’è più niente che possa peggiorare, non ci sono più parole per difendere l’indifendibile, non c’è più scusa che regga per non sollevare dall’incarico due incapaci come Martino ed Orlandi, è una palese situazione di licenziamento per giusta causa, è giunto il momento di lasciare e consegnare il titolo nelle mani del sindaco e sparire.

Non ho più rabbia da sfogare e non ho più parole per esprimere l’amarezza, la delusione e la tristezza che un giorno tristemente memorabile come il 30 marzo 2014, ha creato in me…non solo per la sconfitta, non solo per la posizione in classifica, neanche solo per i ragazzini presenti allo stadio ma perchè a Barletta è nata la nuova frontiera, quella nella quale i tifosi vengono violentati, la passione calpestata:

LA VIOLENZA NEGLI STADI 2.0 made in Roberto Tatò & C.(alabria)

Angelo Falcone,
un barlettano

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