Barletta 1922, cosa succederà? Le dimissioni della dirigenza aprono ad un'altra estate difficile

Barletta 1922, cosa succederà? <small class="subtitle">Le dimissioni della dirigenza aprono ad un'altra estate difficile</small>

Se n’è discusso tanto, anche per far sbollire la rabbia dopo la sconfitta di Brindisi e la mancata partecipazione ai playoff. A metà settimana, con le idee un po’ più chiare e la mente più fredda e razionale, è il momento di chiedersi che fine farà il Barletta a partire dai prossimi giorni. Domenica c’è l’ultimo impegno della stagione, quello casalingo contro il Vieste, che sul piano della classifica non significa nulla per nessuna delle due squadre.

A partire da lunedì, se non addirittura da domenica sera, si apriranno i reali interrogativi sul futuro del calcio barlettano. La dirigenza biancorossa, nelle ore successive al ko del Fanuzzi, ha annunciato le dimissioni in blocco e la disponibilità alla cessione del club a chiunque fosse interessato a rilevarlo. La precisazione d’obbligo specifica che il Barletta è a costo zero, l’attuale società non vuole ricavarci un guadagno né lascerà debiti insoluti al futuro proprietario. Basterà solo affacciarsi per diventare il successore di Bellino, Dimiccoli, Dileo e Pollidori.

Certo, basterà affacciarsi. Ma chi si potrà affacciare al Barletta 1922 dopo due anni in cui nessun imprenditore barlettano ha manifestato più interesse di quelli attualmente ancora in carica? Chi potrà garantire un futuro migliore ad una squadra per il quinto anno di fila in Eccellenza, per il quarto anno consecutivo al Manzi-Chiapulin e con un’affluenza di pochissime centinaia di persone, talmente bassa da non prendere in considerazione l’idea di una campagna abbonamenti durante la stagione che volge al termine?

Nella stagione 2017/2018, anno in cui è stato salvato il titolo sportivo a ridosso di agosto, la neonata dirigenza biancorossa aveva lanciato una campagna abbonamenti, l’ultima, alla quale hanno risposto soltanto 53 tifosi. Un dato eloquente in uno dei momenti di massima difficoltà, che ben si sposa con l’affluenza sotto le aspettative durante la cavalcata dei 20 risultati utili consecutivi tra ottobre 2018 e marzo 2019. Barletta è una piazza umorale, i cui sostenitori incondizionatamente legati alle sorti della squadra possono contarsi sulle dita di poche mani. Sono lontani i tempi in cui un giocatore sceglieva Barletta “perché è una piazza alla quale non si può dire di no“.

Con questi presupposti, si può cominciare l’elenco delle colpe imputabili alla dirigenza attualmente in carica, ultima in ordine di tempo la scelta di tesserare Bua in un momento inopportuno della stagione. Si potrà parlare della gestione di Cinque e dello spogliatoio, del calciomercato invernale senza centravanti e di qualsiasi altra cosa opinabile o meno. In ogni caso, sarà la dirigenza che lascerà il Barletta nelle mani del sindaco Cannito o in quelle di chi avrà la responsabilità di cercare dei sostituti.

Sostituti che dovranno fare i conti con tutti i fattori precedentemente elencati, ma anche con delle speranze da sognatori e con dei catalizzatori che tardano ad arrivare. In questo momento storico e con il Puttilli a questo punto dei lavori di manutenzione, pare ovvio che nessun imprenditore deciderà di avvicinarsi senza garanzie sulla riapertura dello stadio in tempi brevi. Prendere in mano il Barletta con la consapevolezza di giocare ancora per molto al Manzi-Chiapulin, condividendo un terreno di gioco in pessime condizioni con le altre associazioni sportive cittadine, è un atto da semplice tifoso e non da imprenditore. La storia insegna che ormai scarseggiano sia i primi sia i secondi.

Dopo aver scampato il pericolo nel 2017, pur attraverso una stagione col fiato sospeso, è necessario che adesso ci si prepari a qualsiasi eventualità, anche a quella di un anno senza calcio, in attesa di avere tutti gli strumenti economici e logistici per ripartire con una nuova società. Non è catastrofismo, ma semplice ponderazione degli eventi: chi crede che amministrazione comunale e Coni accelerino le operazioni per favorire il Barletta che verrà, riaprendo lo stadio in breve tempo, dovrà anche guardare l’altra faccia della medaglia, quella un po’ più realista e vicina alle abitudini della città. Quel momento potrebbe arrivare più velocemente di un ritorno al Puttilli e, al netto di quello che è successo durante questa stagione e che sta ancora succedendo, non basterà più scaricare le colpe su chi si è appena dimesso.

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