Dobbiamo crederci, tutti 5 partite, 15 punti, uno scontro diretto: il Barletta è più vivo che mai

Dobbiamo crederci, tutti <small class="subtitle">5 partite, 15 punti, uno scontro diretto: il Barletta è più vivo che mai</small>

Era la seconda giornata di ritorno del campionato 2007/2008, girone H di Serie D. Mentre il Bitonto perdeva a Giugliano e l’Aversa lo imitava a Sapri, il Puttilli gioiva per un altro piccolo passo verso la Lega Pro grazie al 2-0 sul Gragnano. Il Barletta toccava il massimo vantaggio sulle inseguitrici, 6 punti, in un campionato che poi avrebbe perso proprio a favore dell’Aversa, una squadra che, in un modo o nell’altro, riuscì a rimontare i biancorossi collezionando 12 vittorie e 3 pareggi nelle ultime 15 partite. Esattamente da quel momento in poi.

Il concetto di questa settimana, ma anche delle prossime, parte da lontano, da ben 11 anni fa, ma è un concetto che chi ha vissuto quella stagione conosce benissimo. Fa’ affidamento solo sulle tue forze, guarda solo quello che ti riguarda e non farti influenzare da fattori esterni, che pur si ripercuotono sul lavoro che stai facendo. Sì, per una volta bisogna imitare i cavalli con i paraocchi: correre all’impazzata, sapendo che ci sono cavalli più veloci, ma non più svegli di noi. Siamo già stati il cavallo più veloce, ma anche il cavallo meno furbo e con meno sangue freddo.

È probabilmente il Barletta più bello di questo decennio, anche più della stagione 2015/2016 per attaccamento, dedizione e spirito di gruppo. Una squadra che ha attraversato una contestazione contro l’allenatore, ha fatto quadrato intorno a lui e ne è uscita con venti risultati utili consecutivi, un terzo posto attuale e la miglior difesa merita molto più sostegno. Molto più delle presenze settimanali al Manzi-Chiapulin, molto più di un ambiente demoralizzato dopo il pareggio di Otranto e il +5 del Brindisi, molto più di un rimpianto per il centravanti non acquistato nella sessione invernale di calciomercato.

Questa squadra merita che l’intera piazza remi nella sua stessa direzione, trasformando quel clima demoralizzato in rabbia per vincere 5 partite su 5, perché è un obiettivo più che fattibile: il calendario del Barletta non ha più alcun senso, se non quello di vincere 4 partite e tentare il tutto per tutto a Brindisi. Discorso diverso per i messapici, che prima dello scontro diretto per il secondo posto ospiteranno la Fortis Altamura e andranno a Casarano nella domenica che potrebbe determinare la promozione dei salentini in Serie D. Poco importa la rimonta contro il Mesagne o la vittoria all’ultimo minuto contro il San Severo: guardare in casa d’altri non fa altro che danneggiare il nostro percorso, nostro dell’intera città, che sta lottando con le unghie e con i denti per riconquistare quello che ha perduto.

Quei paraocchi sono fondamentali anche per non dar peso alle direzioni arbitrali, pur prendendo coscienza del livello attuale in Eccellenza. Certamente è dura da accettare 24 ore dopo il gol annullato a Milella, ma siamo ad un punto della stagione in cui esiste un bivio: cedere di schianto per credere alla sudditanza psicologica o farsi carico della rabbia per spazzare via chiunque intralci il cammino del Barletta. Questo spogliatoio ci ha abituati a reagire con la seconda opzione e, soprattutto, ha invertito le regole non scritte del calcio: è la squadra che trascina i tifosi, molti dei quali non credono al secondo posto o addirittura non ritengono possibile, in caso di mancata rimonta, che i biancorossi possano vincere un’ipotetica finale playoff al Fanuzzi.

Ci sono ancora 15 punti a disposizione, da sudare dal primo all’ultimo nonostante la classifica dia ai biancorossi la certezza di partire con i favori del pronostico in quattro sfide su cinque. Comunque vada a finire, avremo la certezza di aver fatto i conti con un’impresa dall’altissimo coefficiente di difficoltà, consci del valore dell’avversario e soprattutto del nostro in quanto gruppo, squadra, stadio, ambiente e città.

A prescindere dall’esito della regular season, in cui nella peggiore delle ipotesi sarà importante mantenere il distacco dal secondo posto a meno di 7 punti, l’ultimo mese di campionato servirà a testare emozioni ed ambizioni in vista dei playoff. Servirà il miglior Barletta e la miglior Barletta: il primo deciderà di esserlo trasformando la rabbia di Otranto e sui social in cattiveria agonistica fino al 7 aprile, la seconda dovrà smetterla con le lamentele e l’autolesionismo per stare al fianco di chi veste il biancorosso. “È finita” si dice alla fine, cinque partite sono un’eternità.