Barletta 1922, cinque rigori contro in un girone Sansonna e i suoi miracoli potrebbero non bastare, i biancorossi vengono penalizzati

Barletta 1922, cinque rigori contro in un girone <small class="subtitle">Sansonna e i suoi miracoli potrebbero non bastare, i biancorossi vengono penalizzati</small>

Un altro weekend in cui il protagonista assoluto è Alessandro Sansonna, ma anche un’altra giornata in cui il Barletta 1922 deve fare i conti con le decisioni arbitrali avverse. Al netto di 21 partite disputate in stagione, frutto di 15 match in campionato e 6 in Coppa, contro i biancorossi sono stati fischiati ben 5 rigori, tre dei quali neutralizzati dall’estremo difensore andriese.

La media parla chiaro e dice che agli avversari del Barletta viene fischiato un rigore ogni quattro partite o poco più, per l’esattezza ogni 378 minuti. Con un ritmo di questo tipo, considerando che la squadra di Cinque non giocherà più in Coppa Italia ed escludendo l’eventuale fase playoff dopo la regular season, il conteggio di rigori contro a fine stagione potrebbe salire ad otto. Se invece si guarda al fatto che solo uno di questi rigori è stato assegnato in Coppa, lo score salirebbe a quota nove fino ad aprile.

Finora hanno beneficiato del tiro dagli 11 metri Trani in Coppa, poi Fortis Altamura, Gallipoli, Molfetta e Vieste in campionato, tutte squadre di alta classifica. Solo il secondo e il quarto sono andati a segno, con la squadra di Maurelli che ha lasciato il Manzi-Chiapulin con l’intera posta grazie ad un rigore dubbio a tempo scaduto e gli uomini di Giusto che hanno trovato il momentaneo vantaggio grazie ad un fischio quantomeno generoso sul fallo di Telera. Negli altri tre casi, il tuffo di Sansonna ha evitato il peggio.

Ovviamente, il primo fattore da analizzare è l’attenzione che dovrebbero avere i biancorossi nella propria area di rigore, soprattutto a fronte di episodi capitati in scontri diretti o comunque in chiave playoff. D’altro canto, il peso specifico di determinate partite mette in risalto l’inadeguatezza della classe arbitrale, spesso contestata da entrambe le parti e in diverse occasioni anche a ragion veduta. Una valutazione più lucida e attenta, unita ad una gestione del match senza ripicche e protagonismi, potrebbe facilitare il compito di tutti e rendere maggior giustizia all’impegno e alla tecnica dei difensori, soprattutto quelli biancorossi, che si stanno dimostrando tra i migliori del campionato.

Che l’arbitro abbia provenienza CAI o CRA, in gran parte dei casi, non fa differenza. La posta in palio e il livello della piazza meritano una competenza tale per cui si possa operare serenamente sia per quel che riguarda la terna, sia negli interessi delle squadre. È necessario, in ogni caso, concentrarsi su ciò che spetta ai calciatori, ovvero sul non commettere fallo in area e sul non compromettere prestazioni finora ampiamente positive. D’altro canto, però, è bene che queste stesse prestazioni non vengano vanificate da scelte avventate. Sta per cominciare il girone di ritorno e i punti peseranno il doppio rispetto all’andata: una maggiore competenza da parte di tutte le componenti apre ad un legame di tutela reciproca.

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