Barletta 1922, basta giochi distruttivi Cinque e il silenzio stampa, la diserzione degli ultras: due facce della stessa medaglia

Barletta 1922, basta giochi distruttivi <small class="subtitle">Cinque e il silenzio stampa, la diserzione degli ultras: due facce della stessa medaglia</small>

Senza quel pizzico di esperienza e razionalità che dovrebbe contraddistinguere ogni percorso sportivo ed economico, il rischio di trasformarsi in una bomba ad orologeria è quanto di più concreto possa accadere a breve termine. Non è tanto il pareggio amaro di Terlizzi a creare tensione nell’ambiente, quanto il clima che si sta creando al di fuori del calcio giocato. Il Barletta 1922 è in lotta con i suoi demoni, nei quali, in questo momento, rientrano sia dirigenza che ultras.

PROMO mini

A questo tipo di introduzione della linea di pensiero, però, va aggiunta un’altra doverosa premessa. In una situazione di difficoltà storica che vede i biancorossi in Eccellenza per il quarto anno consecutivo e con un seguito sugli spalti e mediatico progressivamente al ribasso, BarlettaSport ha sempre mantenuto un ruolo ben distante da quello di voce della società: un aggiornamento costante non fa di una redazione il canale principale di un club sportivo, ragion per cui è obbligatorio sottolinearne aspetti positivi e aspetti negativi. Lo stesso vale per la tifoseria, il cui sostegno assiduo non può incondizionatamente scavalcare la critica di scelte non condivisibili: anche le mosse intraprese dagli ultras possono essere oggetto di discussione tanto e quanto quelle societarie.

Si giunge così allo status quo di casa Barletta, quello che contraddistingue tutta la settimana post-Fortis Altamura, compresi i quattro punti tra San Severo e Terlizzi. La classifica parla chiaro, i biancorossi hanno 5 punti ed un bicchiere probabilmente mezzo vuoto: passino i due pareggi esterni sull’unico campo in terra battuta del campionato e in casa della capolista, passi una sconfitta nel recupero su rigore, ma le attenuanti vanno rapportate al fatto di aver potuto conquistare il doppio dei punti. Se la sorte fosse stata favorevole, ma soprattutto se Franco Cinque avesse interpretato diversamente la gestione a partita in corso, in questo momento il Barletta sarebbe stato al comando della classifica.

Il ruolo dell’allenatore biancorosso, dopo un mese di match ufficiali, è senza dubbio il più discusso di tutti. L’interpretazione delle partite è al centro delle critiche e la situazione non sarebbe cambiata nemmeno se Stefanini non avesse segnato il gol del pareggio per il Terlizzi. Ancora una lettura dei cambi discutibile, stavolta diametralmente opposta rispetto ad Avetrana ma con lo stesso risultato: nell’1-1 del Laserra ha scelto due sostituzioni tardive che hanno rallentato la manovra offensiva, al Città dei Fiori un triplo cambio a mezz’ora dalla fine che abbassa pericolosamente la squadra e la rende incapace di risollevarsi dopo il pareggio degli avversari. A ciò si aggiunge l’occasione sprecata da Saani, che sembra soffrire parecchio la staffetta con Lorusso.

Con Cinque al centro delle critiche, la dirigenza biancorossa ha scelto di comportarsi in maniera ambigua. Sui social spicca un sostegno incondizionato all’allenatore, ma rimane ancora in vigore un assurdo silenzio stampa che ha il sapore della ripicca dopo le decisioni arbitrali contro la Fortis Altamura. La bocca tappata fa ancor più rumore con un tecnico così criticato, soprattutto perché non c’è una voce chiara che dica senza indugi: “L’allenatore del Barletta è Franco Cinque. Se vi sta bene siamo d’accordo, se non vi sta bene decidiamo comunque noi“. Frase che sarebbe legittima, perché il Barletta è “nostro” finché non si tratta di investirci economicamente, ma anche doverosa, visto che chiarirebbe una volta per tutte da che parte sta la società.

Da che parte stiano gli ultras, invece, è già ben chiaro. La diserzione è continuata anche a Terlizzi, dove la Curva Nord ha esposto uno striscione contro Cinque, alludendo alle presunte motivazioni economiche che lo trattengono sulla panchina del Barletta, prima di abbandonare il settore ospiti. Ora, la battaglia dei gruppi organizzati può essere considerata giusta nel momento in cui un cambio di allenatore dia realmente quella scossa per lottare al vertice. Ma se fosse confermata l’allusione economica e non ci fossero più le risorse per mantenere la squadra ai piani alti fino alla fine della stagione, la piazza barlettana sarebbe disposta ad un’altra stagione in cui ridimensionare gli obiettivi? Per placare il tutto, in un senso o nell’altro, si torna ancora una volta a quel silenzio stampa a cui la dirigenza deve necessariamente porre fine.

Tuttavia, la posizione degli ultras ha parecchie falle a prescindere dalle motivazioni di partenza. In virtù della maglia che resta e delle persone che passano, principio basilare nel supporto al Barletta, disertare è la peggior soluzione ad una questione che va affrontata uno di fronte all’altro. È molto più produttiva una domenica di proteste per 90 minuti piuttosto che rispondere con il silenzio e l’assenza, errore che sta commettendo anche la dirigenza ormai da una settimana. L’impatto che avrebbe un’azione del genere, dal punto di vista psicologico prima e mediatico poi, sarebbe sicuramente più coerente e più sentito da tutto l’ambiente, con la possibilità di trascinare una fetta di pubblico maggiore. Chiudersi a riccio non è mai la soluzione migliore, soprattutto in una piazza che si crede ancora superiore alla concorrenza ma che, nei fatti, ha visto ridurre non poco il suo seguito.

Nella diatriba proprio con Cinque, poi, c’è un altro precedente che avvalora la tesi contraria alla diserzione. Nella scorsa stagione, dopo una sconfitta in rimonta a Corato, il tecnico biancorosso è andato sotto il settore ospiti a prendersi fischi e insulti, ma anche esponendo con fermezza, quasi con rabbia, le motivazioni che lo spingevano a continuare la sua esperienza a Barletta, dando anche una lezione di come si affronta il rapporto col pubblico.

Adesso è un uomo solo al comando, che probabilmente non ha neanche più il polso della situazione né i presupposti per guidare una squadra a ridosso della zona playoff, ma non è lui a dover dare una risposta positiva all’ambiente. Deve farlo la dirigenza, devono farlo gli ultras: due facce della stessa medaglia che rischiano di autodistruggersi col silenzio, quella stessa arma che nessuno dei due vorrebbe vedere usata contro se stessi. Coerenza e razionalità, da una parte e dall’altra.

PROMO mini

Contattaci su Whatsapp!


whatsappbutton+ 39 392 5981658


Resta sempre aggiornato sulla tua squadra del cuore

Inserisci Nome e Cognome

Inserisci la tua E-mail

 

 

PROMO mini
PROMO mini
Free Tour mini wide

Le Ultime

Le Gallery Biancorosse

PROMO mini