Tra pista e Puttilli, l’incompetenza politica è ufficiale L'inaugurazione in nome di Pietro Mennea non maschera l'onta mediatica

Tra pista e Puttilli, l’incompetenza politica è ufficiale <small class="subtitle">L'inaugurazione in nome di Pietro Mennea non maschera l'onta mediatica</small>

Niente si avvicina all’inaugurazione della pista d’atletica più di una montagna di polvere spazzata sotto un tappeto. Nel pomeriggio di ieri, lo stadio Cosimo Puttilli è stato preso d’assalto da autorità comunali, provinciali e nazionali per alzare il sipario sul tracciato dedicato a Pietro Mennea. Un momento storico per la città di Barletta, che riabbraccia le corsie restaurate sotto il nome della Freccia del Sud, ma anche un momento che certifica incompetenza e negligenza di una macchina politica totalmente avulsa dal contesto sportivo cittadino.

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Il Barletta 1922 a centrocampo, non sulla pista, durante la sfilata delle associazioni sportive.

È il Coni, in realtà, a permettere che il 28 novembre ci sia anche Palazzo di Città a battersi il petto per l’opera consegnata e che tutti i presenti possano accogliere positivamente quanto realizzato. Tutti, o quasi. Nella parata delle associazioni sportive che sfilano sulla pista d’atletica, manca un blocco significativo: quello del Barletta 1922 che, volenti o nolenti, non è solo il più penalizzato dalla situazione attuale, ma dovrebbe essere anche il maggior fruitore dell’intera struttura. Una struttura che è agibile solo per il tartan della pista, mentre rimane off-limits per quel che riguarda gli spalti. Perfino Giovanni Malagò, presidente del Coni e dunque a capo dell’ente che si è occupato di gestire i lavori della pista, ha ammesso prima dell’inaugurazione di sentirsi a disagio nel celebrare eventi del genere in strutture inagibili, non riferendosi al caso di Barletta che pure calza a pennello.

Pasquale Cascella in tribuna con Lotti, Giorgino e Malagò.

Nonostante queste dichiarazioni, gli esponenti del Comitato presenziano all’appuntamento con un sorriso in volto che, a ragion veduta, è anche giustificato per l’impegno preso e completato. Ben diverso è il ruolo del Comune di Barletta, che vede giungere i suoi rappresentanti in pompa magna e con lo sguardo di chi ha scampato, per un giorno, l’onta mediatica per la presentazione di un impianto agibile soltanto in minima parte. Onta che, invece, si materializza nel momento in cui Malagò, Lotti e Rampini annunciano di prendere in carico la ristrutturazione del Puttilli, svincolando di fatto un’amministrazione comunale che non è stata in grado di monitorare e gestire una situazione che ha del grottesco.

Lo striscione degli ultras fuori dalla Curva Nord.

Questo cambio di programma, inatteso quanto gradito, potrebbe accelerare e non di poco i termini per la consegna, ammesso che si segua la procedura illustrata nella giornata di ieri. La presa in carico dell’impegno, però, testimonia una volta di più l’incapacità della politica locale, che all’esterno della Curva Nord subisce anche la contestazione degli ultras biancorossi, diretta anche alle autorità nazionali che hanno approvato l’inaugurazione della pista ma che, a questo punto e almeno per il prossimo mese, possono considerarsi dei ex machina per il completamento dell’impianto.

La cerimonia di ieri lascia in dote tre fattori. L’intervento del Coni, l’ennesima macchia per il Comune di Barletta e, nota purtroppo dolente, l’atteggiamento da mors tua, vita mea delle associazioni podistiche cittadine, che non hanno preso sufficientemente in considerazione la protesta del Barletta 1922 né tantomeno hanno sollevato il problema di consegnare la pista d’atletica in condizioni precarie, considerando la cantierizzazione futura del Puttilli. Una battaglia di interessi personali che si perde negli anni scorsi e che, adesso, assume quasi i connotati di una ripicca.

In ogni caso, rimane il dato positivo della pista d’atletica fruibile a tutti gli effetti e, soprattutto, l’ingresso in campo del Coni per il completamento delle operazioni. Sul piano della collaborazione, dal punto di vista politico prima e sportivo poi, c’è ancora tanto da lavorare in una città che, è risaputo, ha come sport preferito il sopraffare il prossimo.

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