Via De Santis: pensavo fosse amore, invece era un diesse La parabola discendente del ds a Barletta, dal flop all'esonero

Via De Santis: pensavo fosse amore, invece era un diesse <small class="subtitle">La parabola discendente del ds a Barletta, dal flop all'esonero</small>

In una piazza come Barletta non ci sono molte regole da seguire. Forse ce n’è solo una. Il problema è che pende come un macigno sulla testa di chi accetta una sfida del genere, soprattutto in una categoria che nessuno sente propria. È sufficiente, si fa per dire, rispettare le aspettative intese e confermate ad inizio stagione, con il caso limite della scorsa annata che, per forza di cose, è diventato metro di paragone con quella attuale. Vincenzo De Santis, da quel metro di paragone, è stato travolto fin dall’inizio del campionato, terminando la propria esperienza in biancorosso nella serata di ieri a quattro giornate dal termine della regular season.

PROMO mini

FLOP IMMEDIATO – Una squadra costruita per vincere, con la segreta convinzione che l’attenzione mediatica e il supporto della piazza potessero contribuire ad emulare, o migliorare, i risultati del Gravina. Il direttore sportivo bitontino si è sempre affiancato alla parola garanzia nel dizionario delle categorie dilettantistiche, ma in biancorosso è arrivato uno schiaffo alla carriera lungo otto mesi. È stato il primo ed unico anno durante il quale, probabilmente, non è riuscito a tenere le redini della situazione, cambiando tre allenatori tra agosto e novembre e rivoluzionando una squadra che, da potenziale schiacciasassi, si è trasformata in sparring partner delle prime cinque concorrenti.

Novoli, il primo punto di rottura per De Santis.

LE COLPE CONDIVISE – Per colpa sua, ma anche altrui. Il comportamento ingeneroso, quasi da aguzzini, messo in atto da Loiodice e Di Rito ha indubbiamente contribuito a trascinare De Santis nel baratro, tradito da quei giocatori a cui si era sempre appellato con successo nei momenti cruciali della sua esperienza. Qui entra in gioco la responsabilità della società, che non ha saputo tenere botta né durante le dubbie trattative dei tesserati con il Cerignola, né dopo le partenze che hanno indebolito la rosa. Non c’è mai un unico responsabile, né tantomeno ci si può nascondere dietro un vittimismo che sa quasi di giustificazione, nel caso specifico dei rilanci mancati su chi era in partenza o su un mercato di dicembre praticamente inesistente.

IL VERO RUOLO… – Tuttavia, la questione economica condiziona soltanto in parte il percorso del direttore sportivo. De Santis è arrivato a Barletta non con la semplice mansione dirigenziale, ma in una veste plenipotenziaria sul piano tecnico ed amministrativo. Un factotum dei piani alti, un occhio che tutto vede ed una mano che tutto fa. Evidentemente, l’idea societaria è stata fin da subito quella di affidargli un ampio raggio d’azione, come accaduto già in altre piazze, puntando sul bilanciamento della sua esperienza pluriennale con quella ancora acerba dei dirigenti post-fallimento. Il ruolo è sempre stato calzante, anche dopo Novoli con le dimissioni poi respinte: un’ammissione di colpa fittizia, per poi rimanere ugualmente al timone ma con una dimostrazione di maturità agli occhi della Barletta calcistica.

…E IL DIETROFRONT – L’accanimento terapeutico nei confronti della griglia playoff, irraggiungibile solo dopo la sconfitta di Bitonto, ha lasciato in stand-by le critiche nei confronti del principale responsabile. Fino a domenica sera, quando De Santis ha scoperto le carte in diretta a Sveva Sport. Quella frase, “ho commesso un errore ad accettare Barletta“, ha sollevato il polverone che l’ha sommerso nel giro di 24 ore. Naturale conseguenza di una dichiarazione avventata, che ha spiazzato anche ospiti e conduttori oltre ad un’intera città, a detta sua erroneamente preferita a Taranto. L’errore finale, quello che ha completato l’opera, è stato quello di basarsi sulla parola equilibrio, accusando la società di non averne per tutto l’arco della stagione. In realtà, l’equilibrio è mancato proprio al ds, che ha improvvisamente abbandonato i panni di demiurgo per trascinare nel calderone delle responsabilità anche chi l’ha scelto in estate. Il comunicato del club non le manda a dire, con il riferimento in coda che, di fatto, dà spiegazione del fattore scatenante.

IL FUTURO – L’errore più comune, in questi casi, è però quello di addossare la colpa su un unico responsabile. Dall’esperienza di quest’anno, ma anche dai singoli episodi come quello di domenica sera, deve imparare anche una dirigenza che ha tracciato limiti poco chiari alle mansioni di De Santis e che, soprattutto, gli ha delegato l’intera responsabilità mediatica, evitando di prendere posizione a partire dalla conferenza stampa pre-natalizia. Tre mesi di silenzio che pesano, nonostante la stagione fosse già compromessa, ma non si può dar voce soltanto quando tutto va bene. Dalla struttura interna e dalle capacità gestionali dipende tutta una serie di conseguenze: bisognerà farne tesoro in vista del prossimo anno, ammesso che la dirigenza resti la stessa.

PROMO mini

Contattaci su Whatsapp!


whatsappbutton+ 39 392 5981658


Resta sempre aggiornato sulla tua squadra del cuore

Inserisci Nome e Cognome

Inserisci la tua E-mail

 

 

PROMO mini
PROMO mini
PROMO mini

Le Ultime

Le Gallery Biancorosse

PROMO mini