Pietro Mennea, l’esempio e il catalizzatore La voglia di rilancio sportivo nella figura della Freccia del Sud

Pietro Mennea, l’esempio e il catalizzatore <small class="subtitle">La voglia di rilancio sportivo nella figura della Freccia del Sud</small>

L’intervista di ieri a Manuela Olivieri, vedova di Pietro Mennea, si presta alla principale finalità del ricordo, nel quarto anniversario della sua scomparsa. Ma allo stesso tempo, attraverso gli aneddoti e le curiosità di una vita, cerca di mantenere vivo un messaggio che la città di Barletta ha sempre ascoltato ad intermittenza, tavolta tappandosi le orecchie quando sarebbe stato opportuno coglierne l’importanza.

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Nessuno è profeta in patria, questo è un detto comune e valido a tutte le latitudini. Il problema è che, nel caso cittadino, la celebrazione della Freccia del Sud si è sempre limitata al semplice evocare le gesta personali, sportive e non, senza che si potesse trovare un seguito degno della sua carriera. Un busto presso la stazione centrale, tutto qui, mentre il Frecciarossa che gli è stato intitolato non può fermarsi nella sua terra, ma questa è una questione politica che non dipende solo ed esclusivamente dalle gestioni interne.

Ciò che invece dipende dalla comunità, politica e non solo, è il corretto utilizzo di un vero e proprio brand. È ancora fresco il ricordo del Mennea Day di settembre 2016, svoltosi nel pieno delle drammatiche condizioni del Lello Simeone. Il degrado di una struttura in pieno centro ha letteralmente rubato la scena alla disputa dell’evento, offuscando ed imbrattando la memoria del più grande sportivo italiano di tutti i tempi. A dimostrazione del fatto che l’amor proprio non è esattamente tra le caratteristiche preponderanti di Barletta e che, probabilmente, Pietro ha fatto la scelta giusta lasciando la città.

Ma lasciare la città non deve più essere la scelta giusta. L’esempio di Mennea corre sulle gambe di Veronica Inglese, che nemmeno un anno fa ci teneva incollati davanti alla TV per una gara olimpica a Rio de Janeiro; tiene ferme le mani di Pia Lionetti e Loredana Spera, una che le Olimpiadi le ha già disputate e l’altra che, ci si augura, possa disputarle a Tokyo; scuote le braccia di Paola Piazzolla, che in canoa si è già imposta in Italia ed è stata eletta Sportiva dell’Anno nel sondaggio della nostra redazione. Senza dimenticare Mimmo Ricatti, Cosimo Diviccaro, le associazioni podistiche e anche quelle di tutti gli altri sport, perchè l’esempio è multidirezionale e a disposizione di chiunque.

Paola Piazzolla, Veronica Inglese e Loredana Spera. Presente e futuro della Barletta olimpica?

Da esempio, tramandato ancora solo a pochi eletti pur essendo sulla buona strada, bisogna passare allo step del catalizzatore. Spendere il nome di Pietro Mennea può e deve essere il perno su cui rifondare un’impiantistica barlettana che continua a cadere a pezzi, nonostante le iniziative di inizio anno. La pista dei record è in fase di ricostruzione, così come il manto erboso, ma il Puttilli rimane una chimera. Dopo aver già testato un Lello Simeone ridotto ad un rudere, l’auspicio è che si intervenga prima che anche il Manzi-Chiapulin diventi tale. La città della Freccia del Sud senza impianti in cui sfornare i suoi eredi, e chi ci prova è costretto a spostarsi altrove. Ci si pensa da anni, i brividi di terrore nel vedere le strutture rimangono tali, ma l’impegno per invertire la rotta continua a latitare.

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