Barletta 1922, l’ultimo segnale di resa Indolenza e superficialità, il Novoli strappa quattro punti tra andata e ritorno

Barletta 1922, l’ultimo segnale di resa <small class="subtitle">Indolenza e superficialità, il Novoli strappa quattro punti tra andata e ritorno</small>

Solo il bilancio col Novoli sarebbe sufficiente a spiegare, nel più breve tempo possibile, com’è andata questa stagione. Il Barletta non va oltre un deludente 1-1 al Manzi-Chiapulin e permette ai salentini di conquistare quattro punti su sei disponibili contro i biancorossi. E se la sconfitta dell’andata ha rappresentato le sliding-doors tra le ambizioni di promozione diretta e il ridimensionamento in ottica playoff, il pareggio di ieri non fa altro che raggiungere lo step successivo, ovvero alzare bandiera bianca anche in vista della griglia degli spareggi.

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L’ULTIMA CERTEZZA – Nonostante la sconfitta di Altamura, il percorso dei murgiani in Coppa Italia aveva lasciato aperto lo spiraglio di una lotta ampliata al sesto posto, nel caso in cui fosse arrivata la vittoria delle fasi nazionali. La gestione del match contro il Novoli, però, lascia intendere chiaramente che non solo la squadra di Pizzulli non ha le potenzialità per prolungare la stagione, ma non ha nemmeno le forze morali e la volontà per lottare fino ad aprile. Dopo il 2-1 del D’Angelo, è bastata un’ulteriore domenica per averne la certezza. Con il rischio che, d’ora in avanti, si diventi carne da macello per chi invece dovrà ancora lottare per raggiungere i propri obiettivi.

Lavopa-gol, ma non serve nemmeno questo.

LUCE SPENTA – Pur potendosi appellare alla sfortuna e ai legni colpiti da Sguera e Mignogna, si tratta di episodi ripetuti troppo spesso per poter ridurre il tutto alla sorte avversa. Il fantasista tarantino, da qualche settimana, è ormai l’unico in grado di tentare la giocata per un intelligente Lavopa, capace di sfruttarne la luce in fase di finalizzazione. Per l’attaccante barlettano, invece, una giornata da dimenticare, con innumerevoli errori sotto porta ai quali non aveva per nulla abituato il pubblico del San Sabino prima e del Manzi-Chiapulin poi. Anche questo, in effetti, è un segnale di come al Barletta non riesca più niente in positivo: perfino il gol del pareggio arriva su un colpo di testa che Addario smanaccia, ma che per l’arbitro ha varcato la linea. L’incapacità di reagire con la necessaria determinazione, poi, si riassume nei passaggi a vuoto dei singoli: doppio giallo a Cormio per un’ingenuità in mezzo al campo, Varola viene graziato da un’errata segnalazione del guardalinee su un lancio alle spalle della difesa. Forse nell’unico caso favorevole di giornata.

Amarezza a fine partita.

IL NEO DEL POMERIGGIO – A fine partita, arriva il naturale disappunto da parte dei tifosi biancorossi, che riempiono di fischi la squadra ancor prima che arrivi sotto il settore. Rimane l’amaro in bocca in una giornata di festa, con gli ultras di Salzburg e Catanzaro a supporto dei biancorossi e mentre quelli del Cerignola omaggiano Agostino Magliocca a Vieste. Una vittoria avrebbe suggellato un pomeriggio da ricordare, ma sembra proprio che gli uomini di Pizzulli abbiano tirato i remi in barca. Stavolta il consueto confronto con la tifoseria è mortificante e, soprattutto, non ricorda assolutamente gli abbracci di quando si lottava dal primo all’ultimo minuto, anche con un pizzico di fortuna in più. Annegare nei ricordi dello scorso anno, nell’ipotesi più vicina, fa più male di altre sette partite senza alcuno stimolo.

LA CRUDELTÀ DEI NUMERI – La classifica è ancor più eloquente di sette giorni fa. Sesto posto con 34 punti, dodici in meno rispetto al Casarano quarto e sedici in meno del Bitonto secondo. Con meno di due mesi a disposizione, manca soltanto la matematica ad ufficializzare l’impossibilità dei playoff. A meno che l’Altamura non vinca la Coppa Italia e, soprattutto, a meno che i singoli non decidano di giocarsi un eventuale rinnovo contrattuale nelle ultime giornate. Ma l’impressione generale è che tutti non vedono l’ora che finisca quest’annata maledetta dall’inizio alla fine.

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