Barletta 1922, mille modi per batterti Il Cerignola vince tra le polemiche, clima incandescente in campo

Barletta 1922, mille modi per batterti <small class="subtitle">Il Cerignola vince tra le polemiche, clima incandescente in campo</small>

Premessa doverosa. Pur trattandosi di episodi e non di una netta e costante superiorità, il Cerignola ha meritato di vincere. D’altra parte, un risultato che non fosse la vittoria della capolista avrebbe colto di sorpresa più di qualcuno, sia per motivi di organico che prettamente statistici. Il Barletta cade 3-1 al Monterisi, un campo che ha visto i padroni di casa vincere in tutte le partite stagionali, eccezion fatta per il pareggio contro l’Otranto. Il 3-0 per i biancorossi all’andata, tra l’altro, rimane l’unica sconfitta per la squadra gialloblù.

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LA PARTITA – L’impressione è che, nonostante si tratti del match più complesso da disputare in stagione, la squadra di Pizzulli faccia ancora fatica a prendere coscienza del proprio ridimensionamento. I padroni di casa vorrebbero, ma non riescono a strafare perchè la difesa regge, fino allo schema che libera le zolle del vantaggio. Che poi, in realtà, è lo scherzo di un destino beffardo: Loiodice scappa sul filo del fuorigioco, palla in mezzo e gol di Di Rito. La reazione è da premiare, Lorusso la riprende ad inizio ripresa, ma un rigore quantomeno dubbio riporta l’Audace in vantaggio, per poi non essere più ripresa.

Il parapiglia intorno all’arbitro Grimaldi di Genova.

CAI, QUANDO IMPARERAI? – Chiaramente, la partita si incattivisce e Grimaldi non riesce a gestire né le polemiche successive al penalty, con il Barletta che protesta per un altro non assegnato nel primo tempo, né quelle relative all’espulsione di Lavopa, nel mirino degli avversari fino alle espulsioni di Cappellari, Farina, Pizzulli e perfino dell’infortunato Lorusso. Si evidenzia ulteriormente, a questo punto, quanto si stia dimostrando fuori luogo ed inappropriata la CAI, che non può limitarsi ad una questione di semplice didattica arbitrale per l’assegnazione di partite così delicate dal punto di vista geografico ed ambientale.

Digiorgio incollato a Di Rito. Non basta.

QUESTIONE DI EX – A tutto ciò, si sommano tutte le situazioni pregresse tra Cerignola e Barletta. Al parapiglia in campo, le due tifoserie reagiscono inneggiando all’amicizia pluriennale che le lega, scrivendo l’unica bella pagina della domenica. Gli strascichi relativi ai trasferimenti di Loiodice e Di Rito, già spiegati nella conferenza di dicembre dalla stessa dirigenza biancorossa, contribuiscono a rendere incandescente l’atmosfera, con la controparte che sfrutta la situazione per ottenere il risultato sul campo. Tante provocazioni, con De Santis strattonato nei pressi dell’arbitro e con Fernandez fuori dall’area tecnica, arrivando fin dietro la porta del proprio numero uno. Il postpartita negli spogliatoi, nel bel mezzo della zona mista in cui operano gli organi d’informazione, fa il resto in una domenica da dimenticare.

L’ASTUZIA CONFERMA – A completare il tutto, l’assenza di postazioni in tribuna per il lavoro dell’ufficio stampa, costretto a fornire aggiornamenti nelle ovvie difficoltà del settore ospiti biancorosso. Evidentemente, non è solo il Manzi-Chiapulin ad avere difficoltà logistiche, pur sempre ammortizzate dagli onori di casa, e non è solo la piazza barlettana a rendersi talvolta inospitale, come accadde in reazione ai comportamenti dell’Altamura piazza e società. La differenza, in questi campionati, sta nella cassa di risonanza che, in negativo o in positivo, spetta di diritto a Barletta. E se anche la capolista è costretta a farsi valere con qualche metodo meno ortodosso del normale, pur avendo un organico nettamente superiore a quello biancorosso, vuol dire che la squadra da battere è sempre quella di Pizzulli.

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