Amarcord, Paolo Uniti: “Barletta è la mia seconda casa” Le parole dell'ex pivot biancorosso, protagonista con il Barletta Basket e con la NP Timac Barletta

Amarcord, Paolo Uniti: “Barletta è la mia seconda casa” <small class="subtitle">Le parole dell'ex pivot biancorosso, protagonista con il Barletta Basket e con la NP Timac Barletta</small>

Una vera leggenda della pallacanestro barlettana e non solo. Paolo Uniti è sicuramente una delle figure più carismatiche passate dalla Città della Disfida, capace di contribuire alla crescita di un movimento, quello cestistico, spesso considerato, nella città di Barletta, in secondo piano rispetto al calcio. Nativo di Torre Annunziata, ma residente a Trani, Uniti ricorda con grande emozione i suoi trascorsi in biancorosso.

“Ricordo che ho scelto Barletta nel 1986 perché ero stato mandato, per via della leva obbligatoria, a Bari-esordisce l’ex pivot-e la Città della Disfida mi era sembrata la soluzione più conveniente. Devo ammettere che all’inizio doveva essere solo un anno di tradizione: come tutti i ragazzini amanti della palla a spicchi sognavo il nord ed ero molto ambizioso. Così non è stato perché negli anni seguenti mi sono trovato davvero bene, rifiutando qualsiasi offerta che ricevevo. La squadra era forte, il gruppo fantastico, la città la mia seconda casa. Siamo riusciti anche a giocare in B2, sono stati anni memorabili”.

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La prima esperienza si è conclusa nel 1991, prima dell’approdo al Vicenza: “Sono rimasto fino al 1991, per poi giocare a Vicenza. Barletta a livello umano mi ha dato molto, sono cresciuto sano in una città splendida. Ricordo le famiglie dei De Nicolò e dei Lionetti, a cui sono molto legato tutt’ora, che mi davano grande affetto e fiducia, componenti importanti vista la mia giovanissima età”.

Nei primi anni 2000 il ritorno a Barletta da giocatore esperto, con una finale playoff persa nel 2004: “Quella con Ceglie è stata una finale strana. Avevamo comandato per tutto il campionato per poi arrivare scarichi all’appuntamento più importante. Non abbiamo gestito bene le forze, forse anche per la poca esperienza del coach. Avevamo una panchina molto lunga, per cui credo che l’errore sia stato nel far giocare sempre le stesse persone. Abbiamo perso gara 1 in casa, poi siamo andati a Ceglie convinti di far bene e di vincere la partita. Infatti ci siamo riusciti. Poi, sfortuna vuole, che siamo venuti meno a Barletta e abbiamo perso nuovamente in casa, in gara 3, dando addio al sogno promozione. Sono tutt’ora convinto che quella sia stata una grande squadra. Palazzetto? Come dimenticare il mitico PalaMarchiselli? Sento ancora il boato, mentre i tifosi fanno parte di me. Probabilmente non sarà molto capiente, ma resta un palcoscenico speciale per chi ha giocato a Barletta. Un abbraccio a tutti i tifosi biancorossi”. Parola di Paolo Uniti.

 

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