Bitetto, l’accordo tra pancia e testa Verdetto unanime, ma è il momento di concentrarsi sul post-esonero

Bitetto, l’accordo tra pancia e testa <small class="subtitle">Verdetto unanime, ma è il momento di concentrarsi sul post-esonero</small>

Poco più di due mesi, ma già due esoneri e le dimissioni del direttore sportivo respinte dalla società. Insieme a tutto ciò, l’impressione che la corsa al primo posto abbia tagliato fuori le ambizioni dell’ambiente. Il Barletta riparte dalla riunione societaria di ieri sera, durante la quale è stato ufficializzato l’esonero di Francesco Bitetto dalla panchina biancorossa e non è stato accettato l’addio di Vincenzo De Santis alla poltrona dirigenziale. Ci sono tutti gli ingredienti per farsi prendere dal panico dopo nemmeno dieci giornate di campionato, ma c’è anche bisogno di ricompattarsi e guardare al futuro con tranquillità e lucidità, evitando di dare all’istinto un peso maggiore rispetto alla ragione.

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Gallipoli e Cerignola, 3-0 bugiardi.

Gallipoli e Cerignola, 3-0 bugiardi.

PERCHÈ SÌ – Una testa doveva cadere, una testa è caduta. La scelta della dirigenza biancorossa è stata forzata anche da fattori esterni, come un appeal in crollo verticale agli occhi della tifoseria. Due sconfitte, entrambe in trasferta ed entrambe in Salento contro Casarano e Novoli, sono state sufficienti ad esasperare un pubblico che non ha mai visto in Bitetto l’uomo del salto di qualità, anche alla luce di una carenza psicologica e di cattiveria agonistica durante le partite interne. I 3-0 contro Gallipoli e Cerignola sono di fatto bugiardi, dettati da una casuale inerzia a favore dopo un approccio al match mai in grado di trascinare il Manzi-Chiapulin dalla propria parte. L’occasione mancata contro l’Altamura, in maniera cinica e spietata, ha praticamente spinto il tecnico verso il baratro che si è materializzato con la sconfitta di domenica. E se è vero che la partita è lo specchio della settimana, l’intera fase di allenamento dal martedì al sabato, effettivamente, non ha dato ulteriore credito ad un allenatore già in difficoltà per essere subentrato dopo la preparazione estiva. Un’attenuante, però, che si è esaurita dopo pochissime settimane.

Dopo Bitetto, caccia a chi passeggia.

Dopo Bitetto, caccia a chi passeggia.

PERCHÈ NO – Bitetto ha vinto un campionato col Martina, girando a metà stagione fuori dai playoff ed inanellando una serie di risultati utili consecutivi tale da garantirgli un successo thrilling all’ultima giornata. Che sia una casualità, che sia frutto di una strategia orchestrata in maniera empirica, è comunque un punto a suo favore. Nonostante sia trascorso quasi un anno e mezzo, Barletta non è ancora entrata nell’ottica dell’Eccellenza: non si può pretendere il cosiddetto laptop manager, quello del gioco innovativo, brillante e ad altissima intensità in grado di tenere sotto scacco gli avversari dal primo al novantesimo. È una caratteristica introvabile per il livello qualitativo del campionato, ma anche per quello della categoria superiore. Ed è qui che subentra l’assenza di cattiveria della squadra: è possibile che giocatori di tale caratura, con un obiettivo del genere da conquistare, non riescano a trovare gli stimoli necessari per mettersi a disposizione del mister e risolvere le partite? Lungi dall’idea di affidarsi soltanto alla giocata del singolo, ma è l’unità d’intenti a dover fare la differenza. Diventa necessario, quindi, ampliare il raggio d’azione dallo staff tecnico alla rosa: le prossime partite fino a dicembre, con un nuovo tecnico ancora da individuare, saranno un banco di prova per coloro che, fino a questo momento, hanno dimostrato ben poco.

De Santis resta nonostante le dimissioni.

De Santis resta nonostante le dimissioni.

DE SANTIS – In tutto ciò, c’è anche una posizione che è stata confermata. Vincenzo De Santis ha rassegnato le dimissioni nel summit delle scorse ore, poi respinte dalla stessa dirigenza biancorossa. Una dinamica che ha tutta l’aria di una teatrale ammissione di colpe perchè, dicendo addio al ds, si dichiarerebbe fallimento tecnico a nemmeno un terzo di stagione. La società lo sa, De Santis stesso lo sa, ma il messaggio che è stato fatto passare alla piazza fin da quest’estate è troppo chiaro per scrollarsi di dosso in questo modo una responsabilità pesantissima. Anche perchè, al netto degli sforzi economici degli ultimi mesi, chi sarebbe in grado di raccoglierne l’eredità? L’unica via percorribile è quella di rimanere aggrappati alle proprie ambizioni, pur sapendo che si sono progressivamente trasformate in montagne da scalare e pur essendo consapevoli che, con due esoneri in due mesi, il dirigente-demiurgo di staff e squadra non può sentirsi saldamente in sella. Questo Barletta non vuole essere il malato terminale a cui staccare la spina, ma dalle cure dei prossimi giorni e da quelle di dicembre dipende qualcosa in più di una semplice stagione.

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