Barletta 1922, una batosta psicologica Biancorossi ko a Novoli, in serata riunione societaria

Barletta 1922, una batosta psicologica <small class="subtitle">Biancorossi ko a Novoli, in serata riunione societaria</small>

Tutto è cominciato con i proclami di inizio stagione, quelli che stanno mettendo spalle al muro una squadra mentalmente incapace di reggere la pressione di Barletta nell’anno che, sulla carta, sarebbe dovuto essere quello della concreta lotta per la Serie D. Invece, la sconfitta per 2-1 a Novoli ha gettato l’ambiente ancor di più nello sconforto, tanto da mettere in discussione il prosieguo dell’avventura biancorossa di Vincenzo De Santis e Francesco Bitetto.

L'amarezza di Bitetto nel postpartita.

L’amarezza di Bitetto nel postpartita.

LA PARTITA – La sconfitta in terra salentina è la seconda del campionato, dopo quella all’esordio col Casarano. In realtà, non è un fulmine a ciel sereno, bensì un esito che ha tardato ad arrivare soltanto di qualche settimana. Prima di un gioco al piccolo trotto, tanto da non affondare il colpo contro un avversario inizialmente parecchio remissivo, il vero problema è uno status psicologico del tutto confusionale, al punto da rendere determinante un errore sotto porta a tu per tu col portiere di casa. Parlare di tattica su un campo di terra battuta, con l’agonismo che l’ha fatta da padrone per quasi cento minuti di gioco, è praticamente superfluo: la lettura del match è tutta nella ciabattata di Mignogna, nel contraccolpo per non aver chiuso la pratica e nello sfruttamento dell’inerzia da parte del Novoli, che lascia a secco il Barletta con la rimonta nel finale. Poco altro da segnalare, con una difesa martoriata dagli infortuni e con un centrocampo che ha la forza di reggere l’urto con il solo Zingrillo, comunque “vittima” di una generale superficialità della squadra.

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Lavorare una partita alla volta, senza la pressione degli obiettivi.

Lavorare una partita alla volta, senza la pressione degli obiettivi.

I PROGRAMMI – Avventurarsi in griglie a lungo termine, soprattutto sul piano del calendario, è un altro errore da evitare in questo momento, anche se c’è già da pensare alla Coppa Italia: l’andata a Bari contro l’UC Bisceglie, in programma il 10 novembre, è lo step da non fallire subito dopo il Molfetta. Il Barletta ha bisogno di compattarsi e scrollarsi di dosso la pressione per un risultato che attualmente non sembra in grado di poter raggiungere, provando a giocare ogni partita come se potesse accadere di tutto. Il panico dell’ago della bilancia a sfavore, come a Novoli, si è concretizzato sia con l’espulsione di Sguera dalla panchina, sia dall’atteggiamento rinunciatario nel finale, quasi a voler portare a casa solo il pareggio. Una situazione che, evidentemente, è figlia di una serenità sempre più lontana dallo spogliatoio.

De Santis resta o va?

De Santis resta o va?

IL FUTURO – Stasera ci sarà una riunione societaria che punterà i riflettori sulla posizione di allenatore e direttore sportivo. Qualsiasi scenario sembra totalmente aperto e non si può escludere nessuna soluzione, nemmeno quella di una separazione delle strade. Il mea culpa pare già implicito, ma il vero quesito è un altro: chi sarebbe disposto ad ereditare una situazione tecnica di questo tipo? Il Barletta ha già sfruttato il jolly del cambio in panchina e, in caso di addio ad uno dei due imputati o addirittura ad entrambi, la decisione rischierebbe di essere totalmente di pancia, piuttosto che di testa. Il rischio di dichiarare fallimento tecnico dopo due mesi di gare ufficiali va scongiurato con qualsiasi mezzo, sia con una conferma dello staff sia con un esonero. Ma che sia una scelta con criterio e non impulsiva.

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