Amarcord, Bruno Incarbona: “In Serie B grazie a un gruppo straordinario” L'ex terzino destro ricorda l'indimenticabile esperienza in biancorosso

Amarcord, Bruno Incarbona: “In Serie B grazie a un gruppo straordinario” <small class="subtitle">L'ex terzino destro ricorda l'indimenticabile esperienza in biancorosso</small>

Oltre 53 presenze in maglia biancorossa, impreziosite da quella storica promozione in Serie B nel 1987 che ha fatto entrare il suo nome di diritto nella Hall of Fame del calcio barlettano. Terzino dalla corsa infaticabile, Bruno Incarbona è stato un elemento imprescindibile nello scacchiere di Pippo Marchioro, non solo per le sue indiscusse doti tecniche, ma per un attaccamento alla maglia tale da essere ancora molto legato alla città di Barletta.

“La chiave della promozione in Serie B-esordisce l’ex numero 2 biancorosso-è stata il gruppo. Eravamo veramente molto uniti sia in campo che al di fuori dell’ambito professionale. Ricordo che spesso ogni occasione era buona per trascorrere del tempo insieme, soprattutto a Bisceglie che era una delle nostre mete preferite. Certo, è innegabile che quella squadra avesse un grande potenziale ma, senza quella compattezza che poi abbiamo rinforzato partita dopo partita, non saremmo sicuramente riusciti a centrare la promozione. Quel gruppo rimarrà sempre nel mio cuore”.

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Due anni nella Città della Disfida che hanno lasciato tantissimi ricordi a Bruno Incarbona: “A Barletta ho vissuto due anni meravigliosi. Sono tanti gli episodi che mi vengono in mente, ma la vittoria decisiva di Sorrento occupa un posto di rilievo. Nella settimana di avvicinamento alla partita la città si era colorata di biancorosso per quel traguardo storico e non posso dimenticare che lo stadio della città campana sembrava il Puttilli. L’entusiasmo dei barlettani quel giorno era qualcosa di indescrivibile. Ricordo benissimo il dopo partita: il presidente portato in trionfo, l’invasione in campo dei tifosi e i festeggiamenti al ritorno a Barletta con i fuochi d’artificio”.

Giocatore che ha vissuto la fase ascendente della sua carriera a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, portavoce di un calcio molto diverso da quello che oggi siamo abituati a vedere: “Il calcio prima era più nostrano, ma anche a livello qualitativo le squadre erano molto più forti. Oggi invece siamo abituati a vedere tre/quattro corazzate che fanno un campionato a parte rispetto alle altre compagini di livello nettamente inferiori. Oggi è uno sport molto più fisico e, a tratti, meno coinvolgente di quello di venti, trent’anni fa”.

L’ex esterno palermitano ha avuto modo poi di soffermarsi sulla stretta attualità: “Vedere una piazza come Barletta in Eccellenza fa molto male. Sono convinto che per blasone e per tifoseria la città meriterebbe la Lega Pro, se non la Serie B. Se però ci sono persone che non programmano e non investono, il fatto di giocare in campionati regionali è inevitabile che diventi realtà. Ora, con questo nuovo corso societario, mi auguro che il Barletta risorga, per giocare nelle categorie che più gli competono”.

 

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