La lotta al doping: intervista all’avvocato Angelo Cascella "Serve maggiore volontà di colpire il fenomeno, fondi non sufficienti"

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Doping e sport, un binomio tristemente tornato di moda in occasione delle Olimpiadi di Rio de Janeiro. A tracciare il punto della situazione ai nostri microfoni è un esperto nella lotta in materia come l’avvocato Angelo Cascella, 50 anni, barlettano d’origine, ma ormai di stanza a Vicenza dal 1996. Laureato in Giurisprudenza, il legale della Città della Disfida ha lavorato per dodici anni con l’avvocato Claudio Pasqualin, uno dei procuratori più noti d’Italia, assistendo e rappresentando numerosi atleti. Ora è uno dei nove membri italiani del Tas di Losanna e il suo ruolo è stato confermato anche per il prossimo quadriennio, 2015-2018 nelle assegnazioni avvenute nel mese di dicembre 2014, nonché uno dei sostituti procuratori federali della Federazione Italiana Tennis.

Russia & Usa, doping in prima pagina-“Il 2016 è stata un’annata caratterizzata da una serie di eventi particolari, che hanno visto dirigenti sportivi coinvolti nella copertura di atleti dopati per anni. L’apice si è toccato con il doping di stato, o cosiddetto tale, in Russia. Da un’inchiesta avviata da giornalisti tedeschi e le successive indagini, si è giunti al Rapporto McLaren, che ha riscontrato una serie di connivenze. Si tratta di un matching importantissimo, anche se la sensazione è che la volontà della politica sportiva di colpire il doping sia inferiore a quanto viene spesso proclamato”. Gli investimenti per combattere il doping sono sempre meno: “Lo sport tocca interessi economici sempre più grandi e ormai il passaggio tra gloria e anonimato si misura in centesimi di secondo: il concetto di doping ha prima coinvolto i medici e ora riguarda sempre più gli scienziati. Negli anni ’80 c’erano le auto-emotrasfusioni, ora è l’epoca del testosterone. Questi prodotti, che dovrebbero essere dati a persone affette da nanismo, invece erano utilizzati per gli atleti dopo essere stati estratti dai cadaveri”. La difficoltà principale è distinguere tra lecito e illecito: “Si gioca al confine-spiega Cascella-a volte gli effetti si vedono troppo tardi: si verificano alterazioni somatiche e crescita degli arti. Purtroppo i costi per il monitoraggio sono troppo elevati”.

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Monitoraggio troppo morbido?– “”Partiamo da un paradosso: nella gara-principe dell’atletica leggera, i primi 10 tempi all time appartengono in 8 casi ad atleti che sono stati poi riscontrati come dopati. Il risultato attuale è sicuramente figlio della connivenza-ammette Cascella senza mezzi termini-le medaglie sono sempre piaciute a tutti. E se puzza, fa nulla. Ricordo le spalle enormi delle nuotatrici della Germania Est negli anni ’70, per esempi. Restiamo nell’ambito del calcio italiano: negli scorsi anni fu chiuso il laboratorio dell’Acquacetosa a Roma dopo la denuncia di Zeman che chiedeva di avere meno farmacie nel calcio. In sostanza, non vi era controllo. Due anni fa la WADA aveva effettuato solo 220mila controlli: è chiaro che si tratta di una percentuale troppo bassa. Un altro problema è quello legato alle esenzioni terapeutiche: ad esempio, gli hacker Fancy Bears avrebbero svelato che una serie di atleti, tra cui Serena Williams, avrebbe goduto di esenzioni per l’utilizzo di sostanze come le anfetamine, che consentono un recupero più rapido della forma”.

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Angelo Cascella con il Ct della Nazionale Giampiero Ventura

Roma 2024, pro e contro- Impossibile  non toccare un aspetto di forte attualità, come la rinuncia della Capitale a organizzare le Olimpiadi del 2024. “Da sportivi, siamo tutti dispiaciuti. Ma parliamo in linea teorica: non possiamo però negare che ciò che è accaduto nel passato debba esserci di insegnamento. La Grecia ha rischiato il fallimento, a Pechino e Londra i costi sono rispettivamente triplicati e raddoppiati in itinere: la storia della nostra nazione purtroppo ci insegna che facciamo fatica a programmare. A fronte di presunti vantaggi per il PIL, avremmo avuto degli esborsi certi:  il mondiale di Italia ’90, rispetto agli importi preventivati, ha comportato costi finali dell’84% superiori alle previsioni di partenza. Anche allora, come ora, nell’organizzazione vi era Luca Cordero di Montezemolo, che era stato indicato come presidente del comitato promotore di Roma 2024”.

Mennea e la lotta al doping- “Conoscevo benissimo Pietro e abbiamo condiviso alcune battaglie. La cosa che abbiamo sempre notato è che personaggi come Mennea e il professor Donati, due icone della lotta al doping, siano stati spesso emarginati dal mondo sportivo a dispetto di altri soggetti, che hanno avuto vita più facile”. Il panorama tricolore non è confortante: “L’Italia da questo punto di vista è sicuramente indietro: la World AntiDoping Agency spende buona parte del suo fatturato per stipendi e spese dei suoi funzionari, piuttosto che per incidere sui controlli. La ricetta? Più controlli a sorpresa e passaporto biologico esteso a tutti gli sport. Così avremmo un apparato sanzionatorio più efficace”. La mente corre ai mesi precedenti le Olimpiadi di Sidney: “Il Coni aveva promosso un progetto di controllo preventivo sugli atleti, circa 700, che avrebbero preso parte all’evento a cinque cerchi. Di questi, circa il 10% aveva dei dati riguardanti l’ormone della crescita superiori di 5/10 volte rispetto alla media. Successivamente, nelle controanalisi risultò tutto a posto e la questione fu archiviata come uno sbalzo ormonale: l’ironia vuole che campagne come questa, che all’epoca si chiamava ‘Io non rischio la salute’, portano a risultati discutibili”. Che strada è stata intrapresa? “Il mio segno di speranza riguarda Barletta-conclude Cascella-abbiamo splendide realtà come Veronica Inglese, Vito Incantalupo e tanti altri che portano in giro per il mondo il nome della nostra città: io mi auguro che i loro volti puliti, con quelli di altri atleti che fanno dello sport sano una pratica di vita, diventino icone da promuovere nelle scuole per spiegare quali gravi conseguenze possano avere delle azioni che vanno a inficiare le prestazioni. Una medaglia non vale una reputazione sporcata”.

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