Barletta 1922, carta non canta? Col Vieste i palleggiatori non concretizzano, serve più cattiveria

Barletta 1922, carta non canta? <small class="subtitle">Col Vieste i palleggiatori non concretizzano, serve più cattiveria</small>

Tradizione vuole che le partenze siano quasi sempre a rilento, per poi mostrare di che pasta sia fatto il diesel costruito in estate. Il dato inequivocabile, però, dice che il Barletta è attualmente a 4 punti in classifica dopo tre giornate: è maggiore il distacco dalla vetta, occupata dall’Altamura a punteggio pieno, che il bottino raccolto fin qui. L’impressione, altrettanto inequivocabile, è che manchi ancora un carattere forte nelle situazioni più delicate: tolta la sconfitta di Casarano, il pareggio di ieri contro il Vieste ne è la dimostrazione più calzante.

Il Barletta non decolla, poca grinta col Vieste.

Il Barletta non decolla, poca grinta col Vieste.

PICCOLO TROTTO – Prendendo in esame la singola partita contro i garganici, aspettando di ottenere controprove o smentite nel corso delle prossime settimane, emerge una caratteristica che potrebbe rivelarsi determinante. Il palleggio dei biancorossi è ben definito e chiaro nella mente di tecnico e giocatori, ma finisce per essere troppo scolastico e praticamente inefficace nei momenti in cui servirebbe maggiore estro, così come maggiore convinzione dei propri mezzi. Il ponte tra la realizzazione della tattica e l’esplosione della tecnica è proprio quell’atteggiamento propositivo e grintoso che, a parte in Coppa Italia, si è visto soltanto negli sprazzi che hanno steso il Gallipoli sette giorni fa, con i risultati ben noti nella mente di tutti.

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Loiodice ci prova come può, la musica non cambia.

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SOLO FIAMMATE – Cos’è mancato, quindi, in un match che avrebbe dovuto ufficializzare l’assalto alla vetta dell’Altamura? Contro una squadra ben messa in campo, fisica e con un’altissima densità in ogni fase del gioco, il Barletta si è perso nelle fiammate dei singoli. Inutile mangiarsi le mani per la sostituzione di Di Rito, vittima di un calo di pressione: i palleggiatori più dotati ci hanno provato con percussioni individuali, senza trovare un valido appoggio in quelli che, per differenza di curriculum e tasso tecnico, avrebbero dovuto ricoprire il ruolo di gregari fondamentali nella costruzione dell’azione. L’esasperazione per i passaggi sbagliati ha preso il sopravvento negli ultimi 20 minuti: né la tenacia di Sguera, né il guizzo di Loiodice sono serviti per cambiare le sorti del match. Il baricentro basso ha costretto anche Mignogna, entrato nella ripresa e non ancora al top, ad abbassarsi al posto di Donvito per ricevere palla ed avviare la manovra, complici due fasce che non hanno accompagnato, né tantomeno hanno provato ad attaccare il fondo con il Vieste ormai rintanato nella propria metà campo.

Bitetto punta sul rombo, flop dopo il Gallipoli.

Bitetto punta sul rombo, flop dopo il Gallipoli.

LAVORI IN CORSO – Quando l’intera squadra non è riuscita a dare il massimo, la ricerca di un capro espiatorio appare superflua e per certi versi anche controproducente. Il cambio di modulo di Bitetto, però, non ha portato alla costituzione degli equilibri auspicati: il Barletta ha sia costruito l’azione, sia provato a distendersi con un gioco più di rimessa, ma con il risultato di mostrarsi contratto in un caso e sfilacciato nell’altro. Il tecnico biancorosso, nella conferenza prepartita, aveva spiegato: “Se ho tanti giocatori di qualità, cerco la soluzione ottimale per farli giocare tutti insieme“. Il rombo, a quanto pare, non ha soddisfatto le esigenze tattiche del gruppo, ma nemmeno quelle tecniche dei singoli. Nulla di irreparabile, fondamentalmente, posto che la partenza a singhiozzo sia riconducibile ad una mera amalgama tattica.

Il confronto con la tifoseria a fine partita, però, è espressione di una delusione nemmeno troppo celata, per quel che riguarda l’atteggiamento in campo. E se l’aspetto puramente tecnico può sfruttare un margine di miglioramento ancora ampio, quello caratteriale non può seguire la politica dei piccoli passi. L’Altamura non è squadra che aspetta, la classifica lo dimostra: domenica prossima c’è l’UC Bisceglie, che ha tra le frecce del suo arco un ex biancorosso come Fabio Moscelli. Carta canta, per una squadra come il Barletta, si potrà dire solo se ottobre coinciderà con l’avvio di un filotto positivo.

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