Cosimo Puttilli, quando l’Olimpiade sfugge al fotofinish Mennea prima, Lionetti e Inglese poi. Ma c'è un altro barlettano che manca all'appello

Cosimo Puttilli, quando l’Olimpiade sfugge al fotofinish <small class="subtitle">Mennea prima, Lionetti e Inglese poi. Ma c'è un altro barlettano che manca all'appello</small>

Quella di Rio de Janeiro, dopo Pechino 2008 e Londra 2012, è stata la terza Olimpiade consecutiva che ha visto un rappresentante della città di Barletta tra i protagonisti ai nastri di partenza. Veronica Inglese nell’atletica leggera ha continuato il percorso avviato da Pia Lionetti, talento del tiro con l’arco presente nelle due edizioni precedenti. Un ritorno ad una bellissima routine, dopo il periodo senza atleti dai tempi di Pietro Mennea.

Eppure, la storia olimpica barlettana avrebbe potuto non fermarsi a questi tre nomi. Al contrario, avrebbe potuto vedere la luce molto prima di Monaco 1972, quando la Freccia del Sud partecipò alla manifestazione per la prima di quattro volte. Il rimpianto più grande è quello di Londra 1948 e di un nome che è ormai nell’immaginario collettivo cittadino: Cosimo Puttilli. Non è solo la figura sportiva a cui è intitolato lo stadio di via Vittorio Veneto, ma anche il primo podista barlettano a pensare di poter prendere parte alle Olimpiadi.

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Una rincorsa durata dieci anni, fin dal primo titolo italiano vinto a Como nel 1938, prima del bis proprio sulle strade di Barletta nel 1945. Il successo dell’anteguerra non gli garantisce nemmeno la partecipazione agli Europei, per via di un terzo posto alle prove di selezione, stesso piazzamento che gli preclude la qualificazione a Londra dieci anni più tardi. Qui, però, la delusione è ancor più grande, perchè Puttilli partecipa anche ad una seconda prova di selezione: a Spoleto, sui 35 km, arriva al quarto posto, ma l’accesso olimpico vale solo per i primi tre. Barletta avrebbe potuto annoverare quattro partecipanti alle Olimpiadi, se la sorte avesse teso una mano a colui che detiene l’intitolazione dello stadio. Consolazione successiva fu il rapporto umano e professionale con Pietro Mennea, indirizzato come un figlio verso le glorie di Città del Messico e Mosca.

Sorprende il destino beffardo che lega la storia di Puttilli tra carriera podistica ed onori postumi. Una partecipazione olimpica sfumata a più riprese, un impianto a lui intitolato che non riesce a trovare serenità, pace e riapertura delle attività sportive al suo interno. Per riscattare una sorte mai favorevole, sarebbe opportuno compiere uno sforzo maggiore in tal senso. Lo stesso che ha compiuto in vita per inaugurare la florida storia dell’atletica a Barletta.

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