Serie B, Pescara promosso con Pavone e Selasi Il dirigente barlettano, ex ds con Tatò, e il calciatore ghanese vanno in Serie A

Serie B, Pescara promosso con Pavone e Selasi <small class="subtitle">Il dirigente barlettano, ex ds con Tatò, e il calciatore ghanese vanno in Serie A</small>

Un’estate diversa dalle altre, quella che accompagna il Barletta Calcio nel ritiro di Rio di Pusteria nel luglio del 2012. Il piano del presidente Roberto Tatò è quello di ridimensionare le aspettative stagionali dopo il faraonico fallimento della stagione precedente, quando il ds Castagnini “promise” 102 punti e la squadra di Cari e Di Costanzo non ne accumulò nemmeno la metà, mancando i playoff per un controverso punto e per una sanguinosa manciata di secondi a Piacenza. Per un campionato tranquillo, nel quale si punta alla salvezza, la scelta dirigenziale ricade su Peppino Pavone, navigato ds che approda nella sua città natale dopo le numerose glorie di Zemanlandia.

Quella che si mette in mostra in Alto Adige è una squadra di ragazzi, con qualche punto di riferimento sparso nei tre reparti, ma che ha bisogno di crescita e supporto ad una lungimiranza conclamata solo qualche anno più tardi. Tra quei baby scovati da Pavone c’è anche Ransford Selasi, centrocampista sedicenne in prova per buona parte della permanenza in ritiro.

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L’inizio di campionato non è dei migliori, con il Barletta che naviga tra penultima e terzultima posizione insieme a Sorrento e Carrarese. Il calcio frizzante visto nell’esordio di Catanzaro, con sconfitta per 4-3, lascia subito spazio al ko interno nel derby con l’Andria, che espugna il Puttilli dopo quasi 60 anni: è la partita in cui il ds, di comune accordo con il presidente, passano da Novelli a Stringara, senza alcun miglioramento in termini di risultato. Il crac definitivo arriva con il pareggio interno contro la Carrarese, una vittoria sfumata nel recupero: il 2-2 finale porta Pavone a presentare le dimissioni dall’incarico, poi respinte fino alla domenica successiva, quando il disastroso 3-0 di Viareggio porta al doppio saluto di direttore sportivo e allenatore.

Quattro anni dopo, gli interrogativi si fanno ancor più insistenti. Quella squadra si salva ai playout proprio contro l’Andria, a dimostrazione che il calcio non è casualità. Quella squadra è la squadra di Dezi, protagonista con Crotone e Bari negli ultimi due anni di Serie B. È la squadra di De Leidi, che gioca in Coppa Italia durante Inter-Cittadella dell’anno successivo. È la squadra di Molina, che gira tra Atalanta e Carpi accumulando presenze in A e B. È la squadra di La Mantia, Vacca, Calapai e Liverani.

Dopo ieri sera, con il Pescara che esce indenne dal Provinciale di Trapani, è anche la squadra di Ransford Selasi e, soprattutto, arriva la dimostrazione che è la squadra di Peppino Pavone, che se ne va in Serie A dall’alto del suo ruolo di direttore sportivo in Abruzzo. Quel Barletta si sarebbe salvato anche senza il tribolato addio di dicembre? Forse no, forse sì, la controprova non esiste. Esiste solo una certezza: c’era un ds che aveva fatto le scelte giuste, ma lo scotto dell’anno precedente, l’impazienza e il terrore di retrocedere hanno portato ad una burrascosa separazione.

Con la differenza che, adesso, tra Pavone e Barletta ci sono quattro categorie di differenza. Il senno di poi, alla luce dei risultati ottenuti finora, è allo stesso tempo superfluo e doveroso: aveva ragione lui.

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