“Spegnete tutto”: (tele)cronaca di una censura annunciata Casarano-Barletta termina 0-1, ma a perdere è stata la civiltà

“Spegnete tutto”: (tele)cronaca di una censura annunciata <small class="subtitle">Casarano-Barletta termina 0-1, ma a perdere è stata la civiltà</small>

L’eurogol di Loiodice, la traversa dello stesso numero 11, le proteste del Casarano per un penalty non concesso, le parate di Saverio Dicandia nella ripresa, l’esultanza finale di Zingrillo e compagni. Soprattutto, la sfida tra due compagini che possono ambire a palcoscenici più importanti. Casarano-Barletta 0-1, semifinale playoff del campionato di Eccellenza pugliese giocata ieri al “Capozza”, è stato tutto ciò: peccato che a due giornalisti arrivati nell’impianto sportivo salentino, tra cui il sottoscritto, sia stato impedito di raccontare 90 e passa minuti di partita intensa, tesa ma sostanzialmente corretta. Le ragioni? Non sono ancora note, e chissà se mai lo saranno.

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Credevamo di essere in una “normale” domenica del campionato di Eccellenza, titolo troppo generoso per la “E” maiuscola in taluni casi. Accrediti che non si trovano con facilità, assenza di parcheggi per la stampa, postazioni arrabattate tra una fioriera e una sedia che non c’è. Tutto relativamente nella norma. E invece-dopo 8 minuti di gioco-mentre il sottoscritto e il collega Mario Borraccino, esempio di imparzialità e professionalità, raccontavano per TeleSveva e Barletta.News24.city l’incontro, ecco la svolta che rende la domenica un inferno. Più di qualche occupante della tribuna centrale del “Capozza” ci avvicina e con ampi gesti, uniti a minacce verbali del tenore di “spegnete tutto”, “b….di”, “pezzi di m…” e compagnia cantante, tenta di affrontarci e di togliere di mano al collega Borraccino microfono e distinte, riuscendoci nel caso delle seconde. La ressa diventa folla, o follia: i due carabinieri presenti nell’area evitano contatti, ma di fatto il nostro lavoro in quel di Casarano si esaurisce lì e veniamo di fatto privati di un sacrosanto diritto, quello di cronaca.  L’informazione è preservata, perché la trasmissione del segnale video prosegue, ma di fatto lì inizia un’altra partita, fatta di nervi saldi e difesa della propria dignità, umana e professionale.

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Il resto è cronaca di una censura annunciata: gli altri telecronisti presenti sono marcati a vista da alcuni occupanti della tribuna, le forze dell’ordine sono in numero ampiamente inferiore a quanto la situazione imporrebbe, il clima in campo si scalda e il termometro sugli spalti sale di temperatura di pari passo. A fine partita, come ostaggi, siamo stati costretti a restare per 20 minuti in tribuna stampa protetti dalle forze dell’ordine e insultati per il solo fatto di “essere baresi” (Barletta fa parte della Bat da qualche anno, ma evidentemente l’informazione non è stata adeguatamente diffusa), mentre dell’addetto alla comunicazione della società di casa, così come di tesserati del Casarano, non abbiamo visto l’ombra. Di ospitante è rimasto solo il titolo sulla carta. Intorno alle 18.45, dalla tribuna stampa ci fanno segno di recarci presso il tunnel che conduce agli spogliatoi. Pochi ma “calorosi” tifosi di casa continuano a prendere di mira il collega Borraccino, mentre di fatto nessuno degli inviati barlettani ha modo di realizzare interviste post-partita: abbiamo badato alla nostra incolumità, che preserviamo grazie all’aiuto del commissario di campo e di alcuni gentili steward. Alle 20, quasi 100 minuti dopo il fischio finale, raggiungiamo la nostra vettura e salutiamo Casarano. Aveva ragione Winston Churchill quando diceva che gli italiani affrontano le partite di calcio come la guerra e la guerra come una partita di calcio: peccato che ieri la battaglia di civiltà l’abbiamo persa tutti.

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