Barletta-Story: un anno di calcio, lacrime e parole. Buon 2016! Ripercorriamo il 2015 a tinte biancorosse, dalla tragica gestione Perpignano al rinnovato entusiasmo

Barletta-Story: un anno di calcio, lacrime e parole. Buon 2016! <small class="subtitle">Ripercorriamo il 2015 a tinte biancorosse, dalla tragica gestione Perpignano al rinnovato entusiasmo</small>

Un anno solare partito vincendo e concluso con un’altra vittoria. Nel mezzo, tante fughe, pochi sorrisi, tanta voglia di rialzarsi e due categorie calcistiche perse per mano di un avventuriero appoggiato come un fido soldatino da qualcuno dei “piani alti”, e ancor oggi in grado di poter vedere il proprio nome affiancato a società professionistiche in qualità di “acquirente”. E pazienza se nella precedente esperienza ha lasciato in dote morosità e rimpianti. Volta pagina il Barletta: lo fa dopo un 2015 che le ha inferto tante botte, dure da assorbire e difficili da dimenticare. Lo fa con una nuova denominazione, non più S.S. ma Asd, e dopo aver rischiato anche la scomparsa in estate, a 20 anni da un altro inglorioso fallimento. Il presente fa rima con Eccellenza pugliese, imprenditoria locale, calciatori “fatti in casa” e passione, quell’elemento lentamente ridestato ma ancora sopito nei cuori di tanti, affranti dalle follie viste in via Vittorio Veneto da gennaio a maggio.

L’inverno: vincenti in campo, perdenti fuori

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L’Epifania 2015 aveva portato in dote al Barletta un secco 3-1 sull’Ischia, prosieguo di una striscia vincente infrantasi solo a fine febbraio con lo 0-2 contro la Lupa Roma, vedendo Cortellini e compagni entrare comunque nella storia biancorossa con la striscia positiva di 11 partite utili. Mentre in campo il gruppo si trincerava, la figura di Giuseppe Perpignano scompariva all’orizzonte: prima “pregato di andar via” a furor di popolo, fino all’attribuzione di una procura alla vendita, poi “non gradito” al “Puttilli”, infine protagonista dell’esonero più bizzarro degli ultimi 50 anni calcistici: via Sesia, “colpevole” di aver portato la squadra in quota salvezza, e dentro Ninni Corda, mai entrato in sintonia (si perdoni l’eufemismo) con la piazza. Una scelta ostata dalla città, che salutava Sesia tra le lacrime e dopo di lui lo staff, il dt Delvecchio e il ds Rizzieri. 13 marzo 2015. E’ lì che la Società Sportiva Barletta Calcio ha smesso di esistere. Mentre l’imprenditore ligure si avvaleva di escussioni e conquistava le prime pagine dei giornali per i punti di penalizzazione che il club (saranno 6 alla fine) continuava a rimediare e l’esposto alla Guardia di Finanza presentato nei suoi confronti dalla tifoseria: una commedia in cui faceva la sua presenza anche Adelmo Berardo, imprenditore interessato alla società al quale veniva anche permesso di fare un discorso alla squadra. Che fine ha fatto? Ovviamente lontano da Barletta, e per colpa di chi? Ovviamente “dei giornalisti” (ipse dixit). Un uomo solo, o quasi, cercava di tenere in ordine le fila in via Vittorio Veneto: si trattava di Alessandro Ferrigni.

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La primavera: (vani) tentativi di salvataggio

La salvezza sul campo maturava in largo anticipo, così l’attenzione da aprile in poi si spostava rapidamente sui tentativi di salvataggio della malandata barca biancorossa. Tra peccati di tempismo, “Due diligence” e capacità affabulatorie-presso chi ancora gli prestava orecchio-dell’ex presidente, che firmava anche nullaosta a pretendere in caso di offerte d’acquisto con penali da 20mila euro annesse (saranno state mai pagate? La risposta è troppo facile, così la lasciamo a voi), si arrivava a maggio: i ko nel derby contro il Foggia e a Ischia chiudevano la stagione , condita anche dall’interruzione di acqua e gas per bollette non pagate, e avviavano la diaspora dei tesserati. Corda e Condò scomparivano all’orizzonte e il nome del Barletta veniva ulteriormente calpestato con l’associazione al calcioscommesse. La massa debitoria aumentava di pari passo con le temperature estive, mentre si apprestavano a partire i lavori di restyling del “Cosimo Puttilli”, altro capitolo di questa operetta tragicomica.

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L’estate: addio professionismo, sotto questo sole meglio pedalare…

Siamo al 30 giugno, giorno in cui Perpignano conclude il suo show durato 10 mesi, avviato in giacche salmonate e passato per cappotti color cammello, fino a un nero addio. Prima asseriva di voler iscrivere la squadra, poi rinunciava perché “la piazza non mi desidera più”: Kafka avrebbe scritto un saggio su questa negazione del sé. Lì iniziava una corsa contro il tempo, tra abboccamenti dal nord e sud barese, mai tramutati in reali offerte, fino al revival di nomi già in passato affiancati al club biancorosso. La città intera prendeva in mano la situazione e raccoglieva 100mila euro, necessari per l’iscrizione al campionato di Eccellenza pugliese: a gestire oculatamente la situazione il Barletta Club “I Biancorossi”, affiancato dallo slancio della tifoseria. Si ripartiva: due categorie più giù, ma vivi, con mister Massimo Pizzulli alla guida. Il 13 agosto, a meno di un mese dall’avvio del campionato, partivano gli allenamenti al “Manzi-Chiapulin”: lentamente alla truppa si aggiungevano barlettani “doc” come Sguera, Zingrillo, Dicandia e Rizzi, e nomi di categoria come Rizzo, Monopoli e Ladogana. Dopo un buon 0-0 in Coppa contro il Vieste, il duro schiaffo della realtà: Novoli, 13 settembre. Campo di terra e polvere, gol fantasma per gli avversari e finale sconfitta per 3-1. Signori, siamo in Eccellenza: rimbocchiamoci le maniche. Il pareggio contro l’U.C. Bisceglie era il preludio alla prima vittoria, lo 0-1 di Molfetta.

Barletta 1922 vs. Atletico Vieste (201)

L’autunno caldo e i sogni di grandeur

Gli ultimi tre mesi dell’anno sono quelli in cui, finalmente, si è parlato in prevalenza di calcio giocato. La squadra lentamente trovava le giuste geometrie, trascinata da Sguera, Ladogana, Cantatore e un’ottima difesa. Il pareggio interno contro la corazzata Gravina era cancellato da una sfortunata dimenticanza regolamentare e a metà novembre il Barletta 1922 si trovava in quota playoff ma con un nuovo nodo da affrontare: come terminare la stagione? Altre trattative, altri rumors, fino all’avvio di dicembre, quando la presidenza composta da Pino Pollidori e Michele Di Paola, con la presenza seppur non ufficiale dell’ex presidente della Fidelis Andria Francesco Fiore, entra ufficialmente in società. Il calciomercato apre le sliding doors biancorosse a Moscelli, Lacarra, Vicentin, Loiodice, Montrone, De Carlo e Diouf: arrivi di qualità per puntare in alto, con il doloroso addio di Ladogana a far da contraltare. L’anno termina con l’1-0 al Novoli e il quarto posto: tanto lavoro da fare, ma dopo un anno così, parlare solo di pane e pallone appare già un traguardo. Buon 2016 e ad maiora, Barletta 1922!

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