Veronica Inglese: “Roma antipasto di un 2016 ricco di ambizione” Intervista all'atleta barlettana, che chiuderà l'anno in gara nella Capitale

Veronica Inglese: “Roma antipasto di un 2016 ricco di ambizione” <small class="subtitle">Intervista all'atleta barlettana, che chiuderà l'anno in gara nella Capitale</small>

Anno bisesto, anno funesto? Tutt’altro. E’ il claim di Veronica Inglese per il 2016. Restituita alle gare dopo 12 mesi tra infermeria e recuperi e i saluti allo storico allenatore Tonino Ferro, la campionessa barlettana è tornata in pista ai Campionati europei di cross di metà dicembre a Hyeres, dove la 25enne tesserata per il G.S. Esercito è risultata la migliore della spedizione femminile, con il diciannovesimo posto in assoluto (26:45) al rientro in Nazionale. Domani saluterà il 2015 prendendo parte alla “We Run Rome” nella Capitale, ma gli hashtag del suo 2016 li rivela ai microfoni di BarlettaSport.it, tra obiettivi continentali e sogni a cinque cerchi:

Veronica, partiamo dalla fine…dell’anno solare. Tempo di We Run Rome.

“Due anni fa sono arrivata quinta nella classifica assoluta, alle spalle delle keniote e della Straneo. La gara parte dalle Terme di Caracalla per poi proseguire sui sanpietrini: di lì si inizia a salire di ritmo e quota, andando sulle mura. E’ un percorso tortuoso, e trattandosi di una gara su strada internazionale nella Capitale d’Italia, ai nastri di partenza ci sarà il top nella disciplina. Per me si tratterà di un test importante, da abbinare alla convocazione nel Team Europe in gara a Edimburgo (convocazione del 30 dicembre, ndr) al Cross del Campaccio a gennaio, che arriva a un mese dal mio cambio di allenatore: stiamo creando basi per costruire un 2016 ambizioso. Ci saranno i 10mila metri ad aprile, poi i campionati europei e a seguire le Olimpiadi. Le tre tappe sono strettamente connesse: per andare a Rio occorre essere tra le prime otto agli Europei, ma per accedere agli Europei (in programma ad Amsterdam, ndr) è necessario conquistare il tempo minimo di ingresso sui 10mila metri. A febbraio e marzo faremo altri test all’estero: puntiamo anche ai mondiali di Mezza Maratona a Roma.  Con questo nuovo programma sono più tranquilla: è la Fidal a gestire i miei allenamenti e dosare gli sforzi durante l’anno”.

Alle spalle un 2015 tribolato: come ne sei venuta fuori?

“Ho avuto tre infortuni uno di seguito all’altro: sono stata sfortunata e con le recidive occorre stare attenti. Ci vuole tanta forza mentale: mi ha aiutata la consapevolezza della mia forza e la voglia di riprendere ad andare forte. Quando alle spalle hai trascorsi importanti e accanto hai una famiglia che ti sostiene, allargata al gruppo sportivo dell’Esercito, il recuperò è più semplice. Il mio capo-dipartimento, il Colonnello Martelli, mi ha sempre dato la massima tranquillità per andare avanti e di questo gli sono grata. La telefonata ricevuta per la convocazione di Fiuggi dello scorso mese mi ha dato tanta energia psico-fisica: sono stata selezionata tra i 26 atleti chiamati a preparare Rio. Per fortuna, poi, non ho mai avuto infortuni gravi ma tante noie, come la microfrattura”.

Hai menzionato Rio, ma all’orizzonte italiano c’è Roma 2024: come vede questa possibilità un’atleta come Veronica Inglese?

“Sarebbe splendido: nel 2024 avrò 34 anni e sarà una di quelle Olimpiadi che vorrò correre al massimo della forma. Farlo a Roma sarebbe fantastico: è normale che guardando al futuro e alla futuribilità dell’obiettivo, c’è tanto da migliorare ma oggi il tempo a disposizione c’è. Sono profondamente favorevole: una nazione deve però presentarsi pronta all’evento, per evitare di pagare danni economici e d’immagine. Credo però che dietro la candidatura ci sia stato un apposito studio fatto da gente competente: speriamo bene”.

Veronica Inglese

Non parlare del “Puttilli” è impossibile: tanti atleti barlettani si allenano su strada, e nonostante le difficoltà strutturali c’è un enorme calore nei vostri confronti. Come si spiega questo?

“Il lungomare Pietro Mennea di fatto è il mio stadio: in tanti mi incoraggiano ogni giorno e li ringrazio, sono la mia forza. Il problema delle strutture non riguarda però tanto noi senior, quanto i ragazzini che si approcciano alla materia: a Bisceglie io dispongo delle chiavi dello stadio e posso entrare nel “Ventura” in tutti gli orari che desidero, invece giovanissimi che si avvicinano allo sport e all’atletica leggera oggi devono interfacciarsi con grandi criticità. A Barletta c’è il simbolo di Pietro Mennea, e poco altro”.

Mennea è stato sufficientemente omaggiato da Barletta?

“Post-mortem, sì. Prima è stato messo in secondo piano: è anche vero che lui non aveva un carattere facile e avrebbe potuto fare cose che qui non ha fatto. Però evidentemente non ci sono state le condizioni. Oggi lo ricordiamo nel Mennea Day, evento che viene organizzato tra mille difficoltà: l’edizione di settembre 2014 si è svolta in viale Giannone, alla presenza di poche classi di bambini in gara. Per non parlare della buffa vicenda legata al FrecciaRossa “Pietro Mennea”, che di qui non passa”.

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Su Facebook c’è una pagina chiamata “Veronica Inglese…un sogno chiamato Rio 2016”. Quali sono i tuoi sogni per l’anno che verrà? A fine 2016 sarai soddisfatta se…?

“Non l’ho creata io ma è una bella pagina (ride, ndr). Non uso Facebook perché non mi piace come è fatto: prediligo Twitter o il mio sito personale, che a breve tornerà aggiornato (veronicainglese.com). Sarà contenta a fine anno se avrò avuto continuità e non avrò avuto infortuni: se non otterrò gli obiettivi prefissati nei risultati, non farà nulla. Avrò tempo per riprovarci. Ma chiedo un anno senza problemi fisici, in cui poter addebitare oneri e onori solo alle mie prestazioni. Ho 25 anni e la mia carriera da mezzofondista è praticamente al via: sono all’inizio degli anni in cui posso correre bene. Dai, diciamo che per dire che il 2016 sarà andato bene dal punto di vista professionale, vorrà dire che avrò corso negli Europei. Correre gare importanti sarà la vera vittoria. Sempre con il sostegno di Barletta nell’animo”.

 

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