Barletta Calcio, una mano sul cuore Buco finanziario, basta immobilismo. C'è una piazza da riconquistare

Barletta Calcio, una mano sul cuore <small class="subtitle">Buco finanziario, basta immobilismo. C'è una piazza da riconquistare</small>

Lungi da chiunque l’idea di voler gestire il patrimonio altrui. Per questi casi esiste un detto poco carino, ma decisamente efficace, che lasciamo alla vostra immaginazione. I contro sono tanti e sono espressi in centinaia di migliaia di euro, anzi complessivamente sopra il milione, ma anche i pro rappresentano una buona parete a cui aggrapparsi per tutto il corso dell’estate, finchè sarà possibile intavolare una discussione del genere.

Nemmeno nelle ultime ore, quelle post-intervista televisiva di Perpignano, si registrano novità intorno al pianeta Barletta Calcio. Ed è difficile aspettarsi qualcosa di diverso, soprattutto in un periodo di stanca, durante il quale il patron biancorosso vorrebbe lasciare a Cascella, ma contemporaneamente non si riesce ancora a quantificare l’ostacolo finanziario da affrontare, visto che lo stesso presidente ritratta le cifre già comunicate nei mesi scorsi. Nel frattempo, bisognerà liberare i locali del Puttilli entro lunedì per far posto (si spera) alla cantierizzazione che andrà avanti per circa cinque mesi. Una situazione paradossale, se pensiamo al futuro che attende il club di via Vittorio Veneto.

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Alla luce di tutto ciò, qual è la soluzione a questo crac che imperversa ufficialmente da febbraio? Perchè un imprenditore dovrebbe mettere mano a cuore e portafogli per prendere la carcassa di una società allo sbando? Siamo tutti consapevoli dell’enorme sforzo economico, ma forse c’è una parte irrazionale che non ci fa mettere realmente nei panni di chi avrebbe le capacità finanziarie per un’operazione di questo tipo. Effettivamente, ci sarebbe più di un imprenditore barlettano in grado di effettuare tale esborso, ma anche in questo caso persiste l’assenza di un motivo che vada oltre la semplice passione.

Quel motivo, in realtà, esiste, ma va ponderato con estrema freddezza. Ci troviamo in una città che, nonostante le glorie passate e le potenzialità future, sembra quasi ostacolare le diverse sfaccettature dello sport cittadino. Basti pensare ai ritardi per la ristrutturazione dello stadio, alla missione fallita da Cascella già quando Tatò chiese di trovare sostenitori del club, ai sondaggi di nicchia e all’indifferenza di chi non sa tutelare un patrimonio. Servono garanzie, servono certezze e serve collaborazione costante tra chi vorrà investire e chi dovrà fare in modo che una nuova società si trovi a suo agio e lavori con criterio. Solo in questo modo la passione della piazza può incontrare la razionalità di chi, giustamente, si fa due conti in tasca prima di salvare il salvabile.

A monte, però, c’è un altro quesito: perchè saldare un danno compiuto da Perpignano? Si tratta di una figura che ha smembrato la fiducia del tessuto commerciale cittadino, quindi perchè avere qualcosa in comune con lui? Siamo d’accordo, ma dall’altra parte c’è una tifoseria che ha voglia di essere riconquistata e che non ha voglia di perdere altro tempo. Nel mezzo, una classe imprenditoriale che, dopo tanto prendere, è chiamata a restituire qualcosa alla comunità.

E allora, cara Barletta, per una volta sii meno avida. Le responsabilità sono state chiarite, ma con l’immobilismo e l’orgoglio non si va da nessuna parte. O meglio, si va nelle categorie che per tanti anni hanno afflitto questa città. La Lega Pro è un autentico miraggio, le più alte serie dilettantistiche sono più abbordabili: qualsiasi soluzione verrà accettata di buon grado, anche se rimarrà più di un rimpianto per ciò che è stato dilapidato da ottobre ad oggi.

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