Caso-Di Bella, la corsa anti-ultrà Coro condannato all'unanimità, ma il perbenismo dilaga tra i media nazionali

Caso-Di Bella, la corsa anti-ultrà <small class="subtitle">Coro condannato all'unanimità, ma il perbenismo dilaga tra i media nazionali</small>

Devi morire è uno dei cori tipici degli stadi italiani, rivolto in maniera goliardica all’avversario che si è appena infortunato o fa fatica a rialzarsi dopo uno scontro di gioco. Da domenica, quando in PontederaBarletta è partito lo stesso motivetto, si è esteso anche ai giocatori della propria squadra. Protagonisti in questione gli ultras biancorossi e il capitano Fabrizio Di Bella, uscito in ambulanza dopo un contatto con Liverani.

Il postpartita è stato rovente: le condanne al gesto dei sostenitori barlettani sono giunte in maniera quasi unanime da ogni parte d’Italia, anche dagli stessi tifosi che ogni domenica seguono il Barletta tra casa e trasferta. Alle polemiche in via informale hanno fatto seguito quelle in via ufficiale, come le distanze prese dal club di via Vittorio Veneto e dal sindaco Pasquale Cascella. Buona parte della piazza si dissocia a prescindere, altri difendono a spada tratta la posizione dei supporters additati, altri ancora cercano di analizzare l’episodio del Mannucci.

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Come in tanti casi dell’Italia calcistica, vale la massima in medio stat virtus: tra le pesanti critiche dell’opinione pubblica e la pubblicazione di un comunicato da parte del Gruppo Erotico 1987, esiste una contestualizzazione di quanto è avvenuto a Pontedera. La stampa nazionale ha immediatamente provveduto a condannare gli autori del coro, che probabilmente non si aspettavano una cassa di risonanza così ampia. Dall’altra parte, però, c’è la versione dei diretti interessati, una versione quasi mai ascoltata perchè storicamente dalla parte del torto: sono state parole pesanti, ma subito interrotte con l’ingresso dell’ambulanza, a dimostrazione della goliardia tramutata in serietà quando la situazione si è fatta più seria.

La via più facile è sempre quella del politically correct, pronta al perbenismo ed alla facile notorietà e vendita dei giornali. Certamente non rappresenta un episodio sul quale si può glissare, ma nemmeno una questione di stato: si scatena dunque una folle corsa contro gli ultras e la vita di curva, le stesse componenti che si apprezzano quando fanno sfoggio di coreografie o attività benefiche.

Non sembra esserci una soluzione o una verità assoluta: chi frequenta lo stadio può scindere la goliardia dall’offesa, chi si limita al cronismo d’assalto rischia di sfociare in un’interpretazione distorta ed amplificata. Ciò che rimane è il dispiacere per la tanta attenzione mediatica, in negativo, che ha colpito la città di Barletta, ciò che va diffuso è il dono dell’analisi a freddo. Domenica c’è BarlettaCatanzaro, match in cui si rinsalderà l’amicizia ultraventennale tra le tifoserie e verrà festeggiata la Giornata dell’orgoglio biancorosso: le critiche rimarranno in piedi o si cambierà opinione a seconda del vento? Ai posteri l’ardua sentenza.

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