Barletta Calcio, il trionfo del nulla Le difficoltà di stampa e tifosi raggiungono il picco dopo il 6-1 contro il Benevento

Barletta Calcio, il trionfo del nulla <small class="subtitle">Le difficoltà di stampa e tifosi raggiungono il picco dopo il 6-1 contro il Benevento</small>

Si potrebbe cominciare come al solito, con la panoramica dell’ennesimo weekend negativo. Questa volta no, questa volta la piazza di Barletta ha definitivamente acquisito la consapevolezza di aver trovato un nuovo picco al ribasso, dopo aver raschiato il fondo del barile per oltre sei mesi.

Il risultato di ieri, 1-6 in favore del Benevento, lascia quasi il tempo che trova dopo una stagione scriteriata, ma trova il suo spazio speciale per il nuovo record targato TatòMartinoOrlandi: mai una sconfitta casalinga così larga nei professionisti. L’ultimo passivo di tali dimensioni risale a 41 anni fa, quando l’Avellino sbancò il Comunale con il punteggio di 6-2. Tredici stagioni fa, invece, arrivò un 6-1 interno per mano dell’Atletico Conversano, nel periodo più buio della storia biancorossa.

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Le statistiche rendono più amara una situazione della quale si fa anche fatica a parlare, sia per l’andamento sul campo sia per il continuo lassismo mascherato delle conferenza pre e postpartita. Nella mix zone di ieri, Orlandi ha così esordito dopo le critiche avanzate dalla stampa: “Personalmente ho un’altra visione di ciò che sta accadendo sul campo“. Un’affermazione che certifica le distanze tra ambiente esterno ed interno, tra piazza e staff biancorosso.

Dopo le timide ammissioni di colpa, giunte a margine di un massacro come quello di ieri pomeriggio, diventa difficile anche trovare le parole per ripercorrere ciò che è stato durante il fine settimana. Si può soltanto ricalcare un cammino che ha devastato una passione, quella passione sbocciata durante i playout e mozzata sul nascere da un’annata incredibile, dal punto di vista meramente negativo.

Ne mancano ancora quattro, inclusa la domenica d’ufficio contro la Nocerina. Un calvario che si avvia verso la conclusione, con tutti gli strascichi che troveranno il momento più alto al termine del campionato. E chissà cosa avranno pensato quei tifosi più anziani presenti ieri pomeriggio, quando ragazzi più giovani chiedevano delle Furie Rosse degli anni ’80. O quando, peggio, i bambini delle scuole elementari invitati allo stadio hanno smesso di cantare. Probabilmente, l’esasperato “ma quando finisce?” l’ha fatta da padrone.

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