Barletta Calcio, esiste una tribuna razzista? Settore chiuso con sospensiva: decisione affrettata, figlia di un calcio in una teca di vetro

Barletta Calcio, esiste una tribuna razzista? <small class="subtitle">Settore chiuso con sospensiva: decisione affrettata, figlia di un calcio in una teca di vetro</small>

C’era una volta lo sfottò, quello che caratterizzava il fattore campo e che intimoriva le squadre avversarie alle prese con una trasferta. Ogni mezzo, nei limiti imposti dalle norme di sicurezza, era lecito per far sentire la pressione sul collo dei rivali, soprattutto quando erano in vantaggio. Oggi, al contrario, prima di uno sfottò è necessario avere scrupoli e prestare attenzione alla possibile interpretazione del Giudice Sportivo.

Domenica pomeriggio, in occasione di BarlettaGubbio, il direttore di gara ha estratto il cartellino rosso ai danni del calciatore rossoblù Addae Bright, che ha abbandonato il terreno di gioco tra i fischi della tribuna centrale biancorossa. Un accanimento che, secondo i commissari di campo, racchiudeva tutti gli estremi affinché si parlasse di discriminazione razziale: riferito l’accaduto al Giudice Sportivo, è stata comminata la sanzione nei confronti dello spicchio incriminato del Puttilli, ovvero chiusura del settore denominato “tribuna centrale coperta” per una gara effettiva, salvo poi sospendere la sanzione ai sensi dell’art. 16 n.2 bis del Codice di Giustizia Sportiva.

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Ciò che è parso alla stragrande maggioranza di tifosi e addetti ai lavori, stando all’evoluzione dei fatti in tribuna centrale, è stato un atto di riconoscimento dell’avversario attraverso banali fischi che si ascoltano in tutti i campi d’Italia in ogni momento del match, a prescindere dal colore della pelle. Il giocatore in questione, inoltre, è stato anche l’autore del gol del raddoppio eugubino, ma si è distinto anche per un alterco con la stessa tribuna in seguito ad un mancato atto di fair play, condito da un applauso ironico nei confronti dei tifosi. Al momento dell’espulsione, infine, Addae Bright ha subìto la reazione del pubblico, memore dei precedenti episodi a partita in corso.

Quello che accade settimanalmente sui campi di calcio, è stato dunque interpretato come una presa di posizione di stampo razzista. Interpretazione discutibile, quella emersa dalle decisioni del Giudice Sportivo, alla luce della presenza di un giocatore di colore, Bijimine, all’interno della rosa biancorossa, sostenuto al pari dei suoi compagni di squadra.

Il vero interrogativo si pone sul senso che viene dato al calcio giocato. Il tifo genuino ha i suoi pro ed i suoi contro, che si mescolano nel senso del confronto tra due avversari. Se la Lega Pro e il sistema-calcio italiano spingono per un pubblico passivo, seduto sui seggiolini o comodo sulle poltrone di casa, potrebbero pensare di legare le proprie attività alle stagioni teatrali, anziché calcistiche.

Sicuramente Barletta è una piazza calda, esigente e difficile da gestire, ma mai si è resa protagonista di atti razzisti nei confronti di un giocatore. L’immagine che ne è stata data da commissari di campo e Giudice Sportivo, rientra in una serie di provvedimenti federali quantomeno discutibili e reiterati nel corso degli anni non solo a carico del club biancorosso e della città, ma anche dell’intera categoria di tifosi della terza serie nazionale.

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