Gruppo Erotico: “Anno deludente, fermi contro la dirigenza” Il Direttivo degli ultras biancorossi nell'intervista esclusiva di fine anno

Gruppo Erotico: “Anno deludente, fermi contro la dirigenza” <small class="subtitle">Il Direttivo degli ultras biancorossi nell'intervista esclusiva di fine anno</small>

Poche ore al termine di un 2013 avaro di soddisfazioni per il popolo del Barletta Calcio, eccezion fatta per la vittoria nei playout contro l’Andria. Un primo bilancio di fine anno è quello visto dallo schieramento della tifoseria organizzata. In un’intervista esclusiva ai nostri microfoni, la voce del Direttivo Gruppo Erotico 1987 ripercorre i dodici mesi appena trascorsi.

Un anno cominciato in salita, tra cambi di panchina e una retrocessione da evitare. L’arrivo di Martino e Orlandi ha risollevato la squadra fino ad una salvezza insperata. Un’estate di speranze, poi sfumate, e un girone d’andata ampiamente sotto le aspettative di inizio stagione. Come si può spiegare quest’altalena e qual è il bilancio del 2013?

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“E’ stato un anno difficile e negativo, in cui anche la tifoseria organizzata ha avuto difficoltà nell’aggregare i tifosi. A nostro avviso i meriti di Martino sono pochi, se non nulli. La sterzata interna è stata prodotta soltanto nelle ultime partite di campionato, anche grazie ad un calendario abbordabile, ma è dura pensare alla mano della dirigenza in quel breve periodo positivo. In estate è stata scelta una politica apparentemente vicina al tifoso, che invece è stato preso in giro da una società tutt’altro che sincera. Con un altro approccio probabilmente non avremmo tagliato quota 1000 abbonamenti, ma sicuramente ci sarebbe stato un rapporto più trasparente tra piazza e club. Le conseguenze sono quelle che tutti conosciamo: noi, da parte nostra, abbiamo avviato un progetto di curva con lo striscione Uniti per la Maglia, abbiamo sempre dimostrato il nostro attaccamento”.

Negli ultimi mesi, il rapporto con Martino ha sicuramente monopolizzato l’attenzione. Quando si è incrinato definitivamente il legame tra tifoseria e direttore generale?

“All’indomani della chiusura del mercato, il mancato acquisto di giocatori consoni al progetto, paventato a giugno, ha scoperto le prime carte in tavola. Il rapporto si è deteriorato a campionato in corso, quando effettivamente la piazza ha preso coscienza dell’annata negativa a cui andava incontro. Non è stato un discorso prettamente di mercato o di risultati, ma il modo in cui sono stati trattati alcuni giocatori ha ulteriormente stuzzicato la reazione di tutto l’ambiente”.

La squadra è vittima o complice della situazione attuale?

“La posizione dei giocatori è a metà del guado, alcuni sono vittime di una promessa estiva e tanti altri avrebbero potuto dimostrare maggiore attaccamento e impegno. In fin dei conti, Barletta non ha mai chiesto prestazioni fenomenali ai propri calciatori, ma quantomeno una lotta costante in campo e fuori, contro avversari esterni e soprattutto interni. Ognuno di questi elementi è solo di passaggio, nessuno si è mai fermato in eterno e mai succederà. Noi riteniamo che abbiano dimostrato il loro valore tecnico, ma probabilmente avrebbero potuto mostrare qualcosa in più sotto il piano psicologico, non solo la domenica”.

I giocatori vanno e vengono, ma con Allegretti è stato stretto un rapporto diverso dagli altri. Dalla sciarpa nel postpartita di Barletta-Gubbio ai dialoghi a fine partita, a Frosinone e in casa contro il Prato.

“E’ nato un rapporto speciale perchè noi rispettiamo la professionalità del giocatore. Ha sempre dimostrato di essere degno della fascia che indossa, ha avuto la personalità per esporsi contro i lati negativi di questo Barletta, non ha mai evitato il dialogo con la tifoseria organizzata: sono fattori che fanno onore sia al calciatore che alla persona. Anche prima del playout di ritorno, di sua spontanea volontà, è venuto a chiederci se avessimo bisogno di parlare con qualcuno prima della partita. Ha mostrato un comportamento non da tutti e per questo sta ottenendo tutta la difesa da parte della piazza”.

Nonostante un girone d’andata scadente, la tifoseria è sempre stata presente in trasferta.

“Sì, ogni domenica possiamo dimostrare di aver creato uno zoccolo duro, una cultura cittadina degna della storia del Barletta. Chiaramente diventa difficile aggregare gente e partire per Grosseto, Pisa o altre piazze quando i risultati non aiutano, ma la presenza costante degli ultras è una delle poche componenti da vantare in questo 2013 con poche soddisfazioni”.

Le dimissioni di Tatò rappresentano un altro tema scottante della seconda parte dell’anno. Come si pone la tifoseria organizzata nei confronti dell’attuale numero uno biancorosso?

“La nostra posizione nei confronti della dirigenza è ferma e lo rimarrà. Dopo la conferenza de La Terrazza, anche il rapporto con Tatò si è ormai spezzato. Le pesanti dichiarazioni nei confronti della tifoseria organizzata non sono finite nel dimenticatoio, al contrario hanno dimostrato il distacco ormai netto tra le parti. Da parte nostra, cerchiamo quotidianamente di creare continuità nell’ambiente, siamo sempre a disposizione dei tifosi biancorossi e tutte le domeniche proviamo a dare il nostro contributo dagli spalti. Ovviamente le dimissioni rappresentano un tema da monitorare senza sosta, l’incontro con il sindaco ed eventuali interessamenti da parte di altri imprenditori verranno valutati in altre sedi. L’importante è salvaguardare il patrimonio che è stato creato in tutti questi anni”.

La contestazione è stata portata avanti soprattutto nelle ultime partite, anche contro eventuali acquirenti. Non fa eccezione lo striscione contro Di Cosola.

“Il nostro unico interesse è quello di proteggere il Barletta. E’ un bene troppo prezioso perchè venga dilapidato da una dirigenza poco trasparente: gli striscioni servono ad esporre il nostro pensiero ed eventualmente selezionare i possibili successori. Esiste anche un’ipotesi di buio post-Tatò, ma non vogliamo pensarci. Se dovesse succedere l’irreparabile, l’unica cosa che possiamo prevedere è la nostra assidua presenza, comunque vada nel futuro più immediato”.

L’affluenza sugli spalti è in netto calo, sia in casa che in trasferta. I risultati e il distacco da Tatò e Martino sono le motivazioni principali, ma c’è anche gente che non molla. Cosa vuol dire, in questo preciso momento, essere Ultras Barletta?

“Quando la squadra va male e c’è una situazione così tesa, emerge lo spirito dei tifosi più accaniti e innamorati. Chi rimane a lottare sugli spalti comprende il vero senso dell’essere tifoso e ultras, mentre chi abbandona non solo sceglie la via più comoda, ma anche il controsenso. Anche presidenti e dirigenti sono di passaggio: se in casa ci sono ospiti indesiderati, la soluzione non è abbandonare l’abitazione, ma onorarla e difenderla da fattori negativi. La frangia più appassionata si prefigge questo obiettivo”.

Come continuerà l’operato del Gruppo Erotico nel 2014?

“Come è sempre andato avanti. Continueremo la nostra opera di diffusione attraverso fanzine, tesseramenti e reclute tra i più giovani per creare un ricambio generazionale, ma proveremo anche a compattare chi è già al nostro fianco, tifoseria organizzata e non. Sarà un altro anno di sacrifici, non solo economici, per la nostra squadra del cuore. Il nostro orgoglio sarebbe quello di aumentare la portata del movimento ultras, ma anche quello di avvicinare nuovamente i semplici tifosi ai colori del Barletta”.

L’augurio per il nuovo anno?

“Divertirci quante più domeniche possibili, a prescindere dal risultato e dalla situazione societaria. Vogliamo trasmettere serenità al resto del pubblico e ai calciatori: non è facile, ma siamo tenaci e ci proveremo fino all’ultima partita”.

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