A quattr’occhi con Vito Incantalupo Barlettasport intervista lo sprinter barlettano

A quattr’occhi con Vito Incantalupo <small class="subtitle">Barlettasport intervista lo sprinter barlettano</small>

L’atletica, croce e delizia dei barlettani. Nella terra che ha dato i natali al più grande atleta italiano di sempre nascono nuove giovani promesse. Una di queste si chiama Vito Incantalupo, sprinter barlettano della “Enterprise Sport & Service” che si racconta ai taccuini di Barlettasport.it.

Nome? “Vito”.

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Cognome? “Incantalupo”.

Soprannome?

“Mia madre mi chiama sempre ” Lupo Solitario” qualche amico, ma neanche troppi, mi chiama “lupo”. Un paio di volte, invece, quando la federazione mi ha nominato in qualche articolo mi ha soprannominato “the wolf” o “Inchantwolf”. Con un cognome così insomma sei condannato a vita !”
 Segni particolari?
“Condivido la mia vita con una cicatrice alla Harry Potter sulla fronte, un caro ricordo d’infanzia. ”
Qual è la tua specialità? E quali sono stati i tuoi migliori risultati?
“La mia specialità sono i 400 metri che nel 2012 ho coperto in 47 secondi e 16 centesimi. Nel 2013 non sono riuscito a migliorarmi per un solo maledetto centesimo di secondo! Comunque ho migliorato i miei personali su 100 (11″01) e 200 (21″92)”.
Quali i tuoi risultati più recenti?
“La seconda parte di stagione (settembre/ottobre) è basata sui campionati di società assoluti e under 23, nei quale la mia squadra ha lottato per lo scudetto nella massima serie. Io ho contribuito al raggiungimento del terzo gradino del podio nell’ambito della  specialità dei 400 e nelle staffette”.

Cosa fa nella vita Incantalupo, oltre a dedicarsi all’atletica?
“Vito Incantalupo studia presso l’università di Foggia ed è al secondo anno di scienze motorie. Questa università, fortunatamente, fornisce un trattamento di riguardo per gli atleti di interesse nazionale.Infatti, non ho dovuto fare alcun test d’ingresso e non ho l’obbligo di frequenza.  Ovviamente, quando ho possibilità, cerco di frequentare il più possibile. Per quanto se ne possa dire, studiare scienze motorie non è così facile come sembra.”
E’ vero che ti chiamavano “il cadetto col pizzetto”?
“Quanti ricordi! (ride, ndr). Questo nomignolo mi è stato affibbiato durante il mio primo anno di attività, quando ero appunto nella categoria “cadetti”, cioè under 16. All’epoca avevo già la barba, a differenza della maggior parte dei miei coetanei.  Quando vidi che molti erano intimoriti dalla mia possenza fisica, decisi di sfruttare questo vantaggio psicologico facendomi crescere il pizzetto.
Quali saranno i tuoi prossimi impegni?
“Ora è presto per dirlo. Col mio allenatore, il prof. Francesco Montenero, stiamo facendo una programmazione a lungo termine e senza troppi dettagli, ma col mirino sui campionati italiani indoor che si terranno metà febbraio. Senza trascurare i campionati italiani “promesse”, che si svolgeranno ad inizio giugno. Il calendario 2014 non è ancora uscito, quindi attendiamo per ulteriori dettagli”.
Com’è il tuo rapporto con l’allenatore?
“Per me il professore è come un secondo padre. Ci aiutiamo e sosteniamo anche fuori dal campo. Essendo un professore di educazione fisica, non manca mai di darmi dritte anche sui miei studi universitari. In pista, invece, riesce a percepire le mie sensazioni anche senza che io gli parli. Sa quando deve bastonarmi e ogni tanto riesco anche a vincere un panino o un gelato tra le nostre mille scommesse.”
E’ possibile praticare atletica a Barletta? Le strutture a disposizione sono idonee?
“Lo stadio “Puttilli“, tutto sommato, non è così male e credo sia la terza miglior struttura regionale. Il problema, oltre alla condivisione della struttura col Barletta calcio, è l’età e l’usura della pista, che ha ormai quasi 35 anni. Credo che una città che ha dato i natali a così tanti nomi importanti in ambito sportivo meriti un campo scuola onorevole, magari intitolato al grande Pietro”.
Fuori dalla pista, che tipo di persona sei?
“Qui arriviamo alla spiegazione del soprannome datomi da mia madre. Passo molto tempo a casa, non solo per la stanchezza dovuta a studi e allenamenti. Nel mio gruppo di amici ognuno ha impegni diversi e alla fine siamo sicuri di uscire soltanto nel fine settimana, quando non è inusuale che si decida di andare a ballare o a bere qualcosa, due cose che non gradisco molto. Quando posso invece mi sposto a Guidonia, dove abita la mia fidanzata, conosciuta grazie al mio sport”
Quali consigli daresti ai ragazzi barlettani che desiderano cominciare a praticare questo sport?
“Consiglio di fare quanto prima un salto allo stadio e iniziare a fare atletica. Non solo perché non faranno mai “panchina” come può capitare in uno sport di squadra e perché il cronometro è uno strumento di valutazione oggettivo che dà grandissime soddisfazione anche a chi non lotta per una medaglia olimpica, ma anche perché, da studente di scienze motorie, ritengo sia lo sport di base più completo nel processo di alfabetizzazione motoria con le innumerevoli varianti esecutive. Si vede che ho dato recentemente un esame, vero? (ride, ndr)”.
Non ti dimenticherai forse di salutare i lettori di Barlettasport.it?!
“Questo più che un saluto vuole essere un ringraziamento. Benché abbia poco più di un anno di vita, Barlettasport.it conta già migliaia di lettori e appassionati non solo del mondo del pallone. Grazie a tutti voi per l’attenzione che avete prestato a queste righe!”
Grazie a te, Vito!
“Alla prossima, spero!”

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