Addio di Tatò, i nuovi scenari all’orizzonte La società tra cariche attuali e futuro dirigenziale

Addio di Tatò, i nuovi scenari all’orizzonte <small class="subtitle">La società tra cariche attuali e futuro dirigenziale</small>

Non è stato esattamente un fulmine a ciel sereno, quello che ha scosso il pianeta Barletta nella giornata di ieri. Roberto Tatò annuncia le proprie dimissioni dalla carica di presidente al termine del campionato 2013/2014, assumendosi ogni responsabilità della gestione sotto le aspettative.

Una decisione già nell’aria da diverse settimane, durante le quali si è notato lo scoramento da parte del patron biancorosso, che ripropone uno dei fattori già presenti un anno fa. Proprio all’inizio dello scorso campionato, infatti, il numero uno di via Vittorio Veneto aveva manifestato la volontà di farsi da parte dopo due anni al timone del club. Le vane proposte di Di Cosola e il successivo ripensamento hanno scartato l’ipotesi di un addio, che torna alla ribalta in maniera concreta e prepotente.

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In questa nuova occasione la volontà pare più ferrea, anche per la situazione rovente che si è creata all’indomani della chiusura del calciomercato. Un Tatò spesso criticato, ma sempre con l’intenzione di tendere una mano al suo operato, divide con il ds Martino le colpe di una stagione finora mediocre e in futuro sempre più anonima. La sconfitta di Pagani certifica il malumore dirigenziale, oltre che di tutta la piazza: il comunicato apparso sul sito ufficiale ne è la chiara e lampante dimostrazione, condita da un mea culpa che sa di beffa, visti i reiterati errori in tre anni di gestione.

Da oggi si comincia a pensare agli scenari futuri e all’eventuale passaggio di consegne nelle mani di un nuovo organo dirigenziale. La presenza dell’attuale presidente, con tutti i suoi dipendenti, è garantita fino al 30 giugno 2014, poi nascerà una nuova era per i colori biancorossi. Se sarà un’era più rosea o meno, lo deciderà soltanto il tempo.

Intanto la tifoseria si spacca a metà sulla decisione di Tatò: chi si dice soddisfatto di un nuovo corso societario, chi si dice rammaricato per la scelta di abbandonare il timone. Una corrente di pensiero dovuta alla negatività dei risultati conseguiti in questi anni, un’altra dettata dalla paura di salutare il calcio professionistico, conquistato nel 2008 dopo tredici anni di purgatorio dilettantistico, per carenza di imprenditori disposti ad investire nel calcio barlettano. Ciò che accomuna le parti è solo il bene del Barletta, da coltivare e raggiungere in questi otto mesi che separano l’annuncio dall’addio: un lungo cammino che condizionerà l’andamento del campionato, inevitabilmente destinato a passare in secondo piano.

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