Quale pazienza?

Quale pazienza?

La stagione doveva essere quella del rilancio, di una squadra che ripartiva dallo zoccolo duro della salvezza per migliorare gli obiettivi di classifica. Doveva essere la stagione dell’entusiasmo ritrovato, della valorizzazione del vivaio e dei giovani talenti promossi in prima squadra.

E invece si sta rivelando una stagione tra le più patetiche e fallimentari degli ultimi anni, nonostante la categoria, nonostante una cornice di pubblico mai al di sotto della decenza. Un punto in classifica frutto di 4 sconfitte e un misero pareggio a reti involate, zero gol realizzati e sei subiti non ammettono neanche un minuto di “pazienza” in più, come ieri predicato dal presidente Tatò nella conferenza post-partita.

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Il nostro, si badi bene, è tutt’altro che un attacco personale ma dispiace dover smentire un’altra volta il presidente, che tanto se la prende con la stampa. Una stampa a suo modo di vedere complice – insieme ad altri fattori – di questo momento nerissimo, poichè colpevole di non aver fatto sistema e di non aver creato sin da subito quel clima di reciproca fiducia di cui la squadra avrebbe giovato. Ma di fiducia, con le premesse di agosto, non ne poteva parlare neanche il più inguaribile degli ottimisti.

Presentarsi ai nastri di partenza con una rosa di venti giocatori, orfana di un parco attaccanti numericamente sufficiente e rimpinzata di troppe incognite, non era che il segnale più evidente di un imminente avvio di campionato thrilling. Se a questo si aggiunge la mancata tempestività nell’integrare un organigramma tutt’oggi poco chiaro e orfano ancora della fondamentale figura dell’addetto stampa, la frittata è bella che fatta.

Quale pazienza predicare allora nei confronti dei 1039 abbonati fino ad ora costretti a dover vedere la propria squadra perdere tutte le partite casalinghe, senza il benché minimo barlume di gioco e senza mai segnare un gol? Non era forse proprio nei numeri – a detta di Tatò esigui –  della campagna abbonamenti il segnale che qualcosa stava andando storto?  Domande che ci sembrano quanto meno legittime, fondamentali per poter prendere coscienza dei passi falsi commessi e rimarginare le ferite già ampie che si sono aperte nel giro di un mese ma che, sembra incredibile, possono ancora essere curate.

Del resto se a fine campagna acquisti si riteneva questa squadra meritevole di lottare per il primo piazzamento play-off utile è evidente che non ci fosse coscienza delle potenzialità, ben più limitate, della rosa a disposizione di mister Orlandi. E a proposito dell’allenatore: ieri nel secondo tempo seduto inerme in panchina, rassegnato come mai visto in tutta la sua permanenza a Barletta. Anche lui è il volto di una squadra caduta in una spirale negativa fatta di aspettative disattese e risultati deludenti. Il secondo tempo di ieri, condotto apparentemente all’attacco ma senza nerbo, è il sintomo che la guida tecnica probabilmente non ha più appiglio sui giocatori. Ed è tremendo se si considera che la maggior parte dei soldati a sua disposizione sono gli stessi visti lottare strenuamente per raggiungere la salvezza nella sfida play-out con l’Andria e che oggi sembrano giocatori smarriti.

Infine due parole sono da spendere sui giovani di questa squadra, vero fulcro del progetto societario. Si ha come l’impressione che con questi risultati si rischi di bruciare i potenziali talenti presenti tra prima squadra e Berretti. È vero, una stagione senza l’assillo di retrocessione non crea troppi patemi psicologici, ma giovani promesse come Cicerelli, come Morsillo, come Albanese, come Lorito  non devono che essere innesti in un’intelaiatura già di buon livello, piuttosto che oberati di responsabilità come fatto col giovane attaccante di Manfredonia, sempre al di sotto della sufficienza in tutte le partite disputate perché probabilmente schiacciato dalle pressioni. Il rischio è quello di  patrimonializzare ben poco se il rendimento continuerà ad essere quello visto finora.

Da inguaribili tifosi, prima che redattori, rivolgiamo questo articolo di critica costruttiva (e non distruttiva) verso il presidente e il direttore generale, nella speranza possano mostrarsi aperti al confronto. Ad oggi non possiamo che prendere atto della loro volontà di pazientare ancora, pur non essendo d’accordo con le loro osservazioni e ben consci di dover fare pubblicamente mea culpa qualora i risultati dovessero incredibilmente capovolgere l’andazzo di questo disastroso avvio di campionato. Quello che possiamo sicuramente assicurare è invece il nostro impegno nel raccontare in modo quanto più obiettivo possibile dei colori cui siamo affezionati, senza alcun rancore né volontà di critica aprioristica. Non è nel nostro stile, né lo sarà mai.

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