I film della stagione: Profondo Rosso

[segue dalla terza puntata]

Crisi nerissima
È il 16 dicembre e il Barletta è ridotto come un pugile malconcio sul ring, in attesa dell’amaro verdetto che lo vedrà sicuramente sconfitto. La situazione denota una crisi societaria e di risultati a dir poco nera: i biancorossi sono reduci dalla trasferta di Viareggio dove hanno rimediato un pesante 3-0, Stringara è stato nuovamente rimpiazzato da Novelli dopo non esser riuscito a sortire gli effetti sperati sulla classifica, Pavone presenta sulla scrivania di Tatò il suo foglio di dimissioni. Per la verità si tratta del secondo “tentativo” di dimissioni da parte del dirigente barlettano, che stavolta non le ritiene vincolate a nessuna imposizione di fiducia che dovesse giungere dall’alto. Siamo sotto Natale ma per il Barletta il clima di festa sembra lontano anni luce senza un allenatore, senza un direttore sportivo e relegato in fondo alla classifica del girone B.

PROMO mini

Di Cosola e l’ipotesi cessione del club
A questi fattori si aggiungono le prime insistenti voci su di un possibile passaggio di proprietà da Tatò a Di Cosola jr. Il giorno dopo le dimissioni di Pavone giunge infatti in redazione un comunicato ufficiale dai toni alquanto espliciti, con il quale il rampollo imprenditore – facendo leva sul malumore della piazza –   ribadisce ancora una volta di essere interessato all’acquisizione di tutte le quote societarie. Lo stesso Di Cosola qualche settimana addietro (era il 24 novembre) aveva rilasciato un’intervista ai nostri microfoni in cui sostanzialmente annunciava la sua intenzione di rilevare la società, rinforzare immediatamente la rosa, conseguire una tranquilla salvezza e programmare un futuro ambizioso in tutta serenità.

Parole al miele, che tuttavia non sortiscono l’effetto sperato. I tifosi reagiscono tiepidamente, memori della improvvisa “fuga” di Di Cosola senior dopo la storica esperienza in serie B,  mentre l’orgoglioso Tatò si dimostra sempre più riluttante alla prospettiva di lasciare la nave nel mezzo della tempesta. Il presidente – dimissionario ufficialmente ma mai de facto – annuncia senza mezzi termini di cercare un acquirente che possa  garantire il pagamento della quota fidejussoria per l’iscrizione al futuro campionato di Prima Divisione. [quote_box]“Non ho intenzione di cedere le quote alla prima buccia di banana che faccia scivolare nell’oblio il Barletta, come già successo per numerose altre società in questi anni”[/quote_box].

È in assoluto il momento più delicato della stagione ma nel frattempo il campionato prosegue e al Puttilli si presenta il Benevento dell’ex Rajcic. Il confronto termina 2-2 ma per il Barletta è l’ennesima beffa: il pareggio dei sanniti giunge infatti al 90′ con Montini e con i biancorossi in superiorità numerica. Tuttavia la squadra, scossa anche dal cambio alla guida tecnica e risistemata con il 4-2-3-1, sembra dare qualche segnale di ripresa a livello caratteriale.

Arriva Martino
Durante le vacanze di Natale il presidente Tatò piuttosto che cedere alle lusinghe di  Di Cosola jr., pensa a dotare la società di un nuovo direttore sportivo. Ed è proprio durante la partita con il Benevento che avviene l’incontro decisivo. Sulle tribune del “Puttilli” si aggira infatti Gabriele Martino, già direttore generale di Reggina e Lazio, che nel giro di pochi giorni convince Tatò ad ingaggiarlo come direttore sportivo nel disperato tentativo di rimediare ad una stagione che si stava incrinando sempre più. Il baffuto signore calabrese non propone nessuna formula magica ma si assume l’impegno di ridisegnare la squadra dal punto di vista tecnico, partendo da un restyling del reparto difensivo, fino a quel momento decisamente scadente nella sua resa (a dicembre il Barletta ha la seconda peggior difesa del campionato).

Martino viene annunciato il 3 gennaio e presentato alla stampa il giorno dopo. [quote_box]”Non sono un dispensatore di miracoli, non posso creare facili illusioni: sapete meglio di me che molto è già compromesso. Non tutto. Farò il possibile per salvare la squadra”[/quote_box]. Sono queste le parole con cui Martino si annuncia. Nella stessa conferenza il presidente dichiara di ritirare le proprie quote dal mercato, difatti chiudendo il capitolo legato alla cessione a Di Cosola.

Il giorno dell’Epifania è tempo di tornare in campo ma con un panettone di traverso: i biancorossi perdono in casa per mano del Catanzaro con il risultato di 0-1 (rete decisiva di Fioretti). Nel frattempo si apre la finestra invernale di calciomercato, entro la quale il Barletta ha la necessità assoluta di acquisire un attaccante di peso. Martino e Tatò si dirigono verso Milano con le idee abbastanza chiare ma consapevoli che non sarà facile trovare la pedina giusta per rintuzzare l’attacco.

Vittorie illusorie
Passano i giorni e il campionato del Barletta sembra imbeccare la direzione giusta. I biancorossi conseguono una insperata vittoria in casa del Perugia, dove a decidere è Meduri con una acrobatica mezza rovesciata. Nel turno casalingo successivo arrivano altri tre punti pesantissimi contro il Pisa grazie alla rete di Dezi. È la prima vittoria interna della stagione. Dal mercato intanto arriva il primo innesto: Andrea Pippa, svincolato, esterno difensivo di fascia sinistra capace anche di giocare in un centrocampo a quattro o a cinque. Il suo apporto emergerà con il tempo, una volta acquisita la miglior forma fisica. Chiudono il mercato le acquisizioni in prestito secco di Camilleri, nella prima metà di stagione al Cagliari, e Prutsch, centrocampista austriaco di proprietà del Livorno.  Due elementi che peseranno molto nell’economia complessiva della stagione. Di tutto il mercato invernale si criticherà tuttavia il mancato ingaggio di una punta. Il tentativo disperato viene effettuato a finestra ormai chiusa con l’attaccante ceco Schulmeister (svincolato anch’egli). Un tentativo che però naufraga miseramente per problemi burocratici legati al tesseramento.

Febbraio corto e amaro
Febbraio intanto è iniziato e si rivela a dir poco nefasto sotto il punto di vista dei risultati. Le due vittorie conseguite contro Perugia e Pisa non sono altro che un fuoco di paglia che si consuma nel giro di poco tempo. Poi Nocerina, Avellino, Latina e Gubbio faranno carne da macello di un Barletta smarrito, senza attacco, con una difesa colabrodo e il morale sotto i tacchi. Sintomatica del momento sarà la sconfitta in casa contro gli irpini: in vantaggio di due gol, il Barletta i fa clamorosamente rimontare. In una sorta di remake, al contrario, del 3-2 della stagione passata con il Siracusa.

Orlandi, l’uomo della svolta
Per Tatò la misura è ormai colma. Il rapporto con il tecnico è giunto al capolinea, esacerbato dagli attriti  accumulati dopo mesi di incomprensioni sul mercato e sulla gestione dello staff. Il presidente decide di comune accordo con Martino di chiudere il Novelli bis e chiamare sulla panchina del Barletta Nevio Orlandi. Uomo di fiducia del ds sin dai tempi della Reggina, dove in passato aveva scalato le gerarchie per giungere ad allenare la prima squadra in serie A, nella stagione 2008-09. È il momento della svolta, da questo momento il Barletta esce dal tunnel e comincia pian piano a risalire la china.

segue…

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