All'inferno e ritorno

 

Una settimana travagliata, da domenica a domenica. Il filo conduttore è la figura di Peppino Pavone, da oggi ex direttore sportivo del Barletta, da cui deriva anche la posizione dell’altro ex, Paolo Stringara, esonerato al termine del tonfo di Viareggio.

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Già domenica scorsa, dopo il pareggio interno contro la Carrarese, il dirigente barlettano aveva rassegnato le sue dimissioni dall’incarico. Il presidente Tatò, invece, aveva deciso di non accettare il mea culpa del suo dipendente e di prolungare l’agonia di una settimana esatta. Un’agonia non solo della figura dirigenziale, dell’uomo di calcio, ma anche e soprattutto di un progetto ormai inserito in pianta stabile nell’immaginario calcistico moderno, che vede i suoi frutti solo se organizzato alla perfezione.

[quote_left]Il fallimento del progetto[/quote_left]

Pavone ha fallito alla base: nell’ottica di ridimensionamento degli obiettivi, ha costruito una Primavera traslata su scala professionistica, nella speranza di ottenere la salvezza in un campionato esperto come il girone B 2012/2013. Tanti baby di belle speranze prelevati in prestito da società di A e B, pochissimi risultati sul campo. La componente che è mancata alla squadra in questo girone d’andata è stata probabilmente una grossa iniezione di esperienza da parte di gente come Allegretti, ma da impiantare nello spogliatoio già dall’estate e non a stagione compromessa.

[quote_right]Stringara, ancora flop[/quote_right]

A dimostrare questo deficit ci sono i tanti punti persi per distrazioni, scarsa grinta e contraccolpi psicologici. Che sono, a grandi linee, i fattori che avrebbe voluto eliminare Paolo Stringara. Il tecnico toscano, arrivato alla vigilia di BarlettaAndria per scuotere l’ambiente in vista di un match sentitissimo, ha rivoluzionato la scuola di Novelli per dar spazio ad un gioco stilisticamente meno brillante, ma più efficace. Sotto la sua gestione di un mese e mezzo la prima e finora unica vittoria, ma anche le prestazioni più opache del campionato.

[quote_left]Il ritorno di Novelli[/quote_left]

Una lunga serie di formazioni titolari stravolte in corsa, sommata ad un gioco che si è spesso arenato a metà campo, ha portato all’esonero dopo appena sei partite sulla panchina biancorossa. Il ritorno di Novelli certifica l’ammissione degli errori commessi dopo Frosinone, a cui deve necessariamente seguire una massiccia rifondazione della squadra per avviare la difficile risalita dal fondo della classifica.

Intanto si lavora anche per il passaggio delle quote societarie: Tatò si è detto propenso alla cessione a costo zero, ma con Di Cosola mancano ancora vari tasselli. Non c’è certezza del domani, ma che si attendano grosse novità entro il nuovo anno è ormai un dato di fatto.

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