Stringara rivolta il Barletta

Con l’arrivo di Stringara mutano inevitabilmente gli equlibri di squadra e non solo a livello di gerarchie, che il neo tecnico biancorosso ha definito “abbattute” rispetto alla passata gestione Novelli, ma anche dal punto di vista tattico.

Da uno “zemaniano” a un “mazzarriano”
L’allenatore toscano ha infatti dichiarato di voler applicare sin da subito il suo credo tattico basato fondamentalmente sulla difesa a tre. Pavone, nel pre-conferenza di ieri, aveva definito Stringara come “mazzarriano”. Un termine che si spera non diventi inflazionato così come è stato “zemaniano” per Novelli ma che a ben vedere rispecchia fedelmente la tipologia di gioco e le preferenze tattiche del nuovo mister, che fa delle ripartenze in velocità il suo punto di forza.

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In difesa si passa a 3
Al di là di ogni dogma, Stringara ha cercato comunque di dare un fondamento alle sue preferenze tattiche a partire dalla difesa. I quattordici gol subiti stanno infatti a testimoniare della fragilità di un reparto spesso e volentieri infilato in velocità dagli avanti avversari. E partendo proprio da questa considerazione Stringara a preso ad esempio un giocatore come Burzigotti, il quale – non facendo della velocità il suo punto di forza – riuscirebbe con un pacchetto di tre centrali arretrati a gestire in modo molto più efficace le marcature ma anche l’impostazione in fase di ripartenza. Curioso il dato statistico sul nuovo schieramento difensivo, che viene rispolverato a Barletta dopo 7 anni. L’ultima volta fu utilizzato con una certa costanza da Chiricallo nel campionato di Eccellenza 2005-06.

Rebus di centrocampo
Ciò che invece contribuisce a creare alcuni dubbi è rappresentato dall’utilizzo del resto della rosa dalla cintola in su dell’undici titolare. In tal senso le sorti di molti giocatori sono legate a doppio filo con i numeri, quelli dello scacchiere tattico che adotterà nello specifico l’allenatore. Se infatti per la difesa a tre non ci sono dubbi sugli interpreti (Burzigotti, De Leidi Di Bella, Menegaz e Romeo si giocano le loro buone chances), per il centrocampo e l’attacco il passaggio ad un 3-5-2, piuttosto che ad un 3-4-3, piuttosto che ad un 3-4-1-2 comporta importanti modifiche.

3-5-2 per le mezzali
Con l’abbondanza di mezzali a disposizione il primo di questi tre moduli sembrerebbe quello più adatto a valorizzare i tanti interpreti utilizzabili in quel ruolo. Rispetto al 4-3-3 utilizzato finora, infatti, le modifiche per la mediana sono limitate all’aggiunta di due esterni bassi sulle fasce ma rimarrebbe invariato l’utilizzo di un mediano e due interni. Dall’Oglio, Dezi, Meduri, Meucci, Piccinni, Vacca troverebbero quindi sicuramente maggiori possibilità rispetto invece ad un 3-4-3 in cui invece il centrocampo fa leva esclusivamente su due mediani per zona centrale del campo. Per converso proprio il modulo alla Zaccheroni permetterebbe di mantenere invariati gli equilibri in attacco, dove difatti verrebbe riconfermato il tridente.

Dezi fantasista?
L’alternativa a questi due moduli è rappresentata dal 3-4-1-2, una sorta di via di mezzo tra i due moduli precedentemente analizzati in cui la novità sarebbe costituita dal ruolo del trequartista, che potrebbe essere ben interpretato da Jacopo Dezi. Un calciatore utilizzabile in svariati ruoli, che dopo un ottimo avvio sta soffrendo un calo di psicofisico e che potrebbe chissà trovare l’occasione per rilanciarsi alle spalle delle due punte, sgravato da eccessivi compiti difensivi e con maggiori licenze di offendere.

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