Esonero, la spartizione delle colpe

 

Quando le cose vanno male, a pagare dazio è sempre l’allenatore. Una delle regole non scritte del calcio è stata messa in pratica oggi pomeriggio, con l’esonero di Raffaele Novelli dalla panchina del Barletta.

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Ultimo posto in classifica, nessuna vittoria, tre pareggi e cinque sconfitte, differenza reti a -8 e seconda peggior difesa del campionato. Nei numeri impietosi delle prime otto giornate ci sono tutti i motivi necessari per pensare al cambio della guida tecnica: il mister e i giocatori hanno collezionato attestati di stima da tutti gli avversari, ma hanno anche incassato varie batoste sul campo. Le due debacle contro Latina e Frosinone, intervallate dal pareggio di Gubbio, hanno messo in mostra i limiti psicologici di una squadra potenzialmente di spessore, ma allo stato attuale ancora acerba e alla deriva dal punto di vista tecnico.

[quote_left]I demeriti del tecnico…[/quote_left]

Un 4-3-3 a tratti inconcludente e spesso ostinato, scelte tattiche infruttuose a partita in corso e, in particolar modo, il calo fisico nei momenti salienti del match. A luglio, Novelli affermò che il massimo dell’intensità e i veri valori delle 16 squadre sarebbero emersi intorno alla sesta-settima giornata. Il Barletta, al saldo di otto turni, è ultimo con tre punti in saccoccia e spesso ha accusato la stanchezza psico-fisica nel finale del primo tempo e a metà del secondo, chiudendo metà delle gare in inferiorità numerica per espulsioni evitabili, l’ultima venerdì contro il Frosinone.

Proprio l’atteggiamento della squadra, ancor prima della tattica e del livello tecnico degli elementi, ha lasciato intravedere margini di miglioramento alquanto ristretti. Mettendoci tutte le attenuanti del caso, come calendario difficile ed episodi sfavorevoli, l’approccio alla gara e l’agonismo in campo rappresentano comunque le componenti mancanti di cui Novelli avrebbe dovuto farsi carico.

[quote_right]…e della società[/quote_right]

Ma c’è anche un altro lato della medaglia, evidenziato a più riprese anche da una piazza sempre più fredda e distaccata: le colpe di questo avvio di stagione sono tutte del tecnico? Esiste un problema a monte? Che peso hanno le scelte di Tatò prima e di Pavone poi? E dove porteranno tra 7-8 mesi? Le domande che si rincorrono nelle ultime settimane trovano certezze che non scagionano la dirigenza da questo flop iniziale, ma anche mezze risposte sulle intenzioni del direttore sportivo, certo di non dover operare sul mercato degli svincolati.

[quote_left]Il derby alle porte[/quote_left]

Nelle prossime ore l’annuncio ufficiale del nuovo allenatore, che probabilmente farà richiesta di qualche nuova pedina per rinforzare l’organico. Un momento cruciale per l’avvicendamento in panchina: domenica c’è l’Andria. Negli ultimi due anni, i biancazzurri hanno cambiato tecnico prima del derby: Degli Schiavi per Papagni a marzo 2011 e sconfitta per 3-2, Cosco per Di Meo a gennaio 2012 e vittoria per 2-1. Come se non bastassero le vicende tecniche e societarie e lo strano rapporto di amore-odio tra le due città, si aggiunge anche la cabala nell’apertura di questa settimana di passione.

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