Cari: "Vi racconto la mia Barletta"

 

Dopo il primo scorcio di campionato tutto d’un fiato, domenica il girone B di Prima Divisione tira il freno e osserva una giornata di riposo. Il Barletta tornerà in campo venerdì sera nell’anticipo del Matusa contro il Frosinone: per Marco Cari, ex bandiera ciociara da calciatore e tecnico biancorosso da gennaio 2011 a febbraio 2012, sarà una partita dal sapore particolare. Ecco le sue dichiarazioni rilasciate a Barlettasport.

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Mister, a febbraio la separazione dal Barletta e in estate la firma con l’Andria, poi il terremoto di fine agosto e l’addio ai colori biancazzurri. Adesso cosa fa?

“Adesso faccio quello che fanno gli allenatori in attesa di una panchina: seguo un gran numero di squadre, mi documento sul lavoro dei miei colleghi, mi aggiorno sulle novità tattiche dell’ultima ora e mantengo tanti contatti con gente di calcio. Sono pronto a subentrare in qualsiasi momento della stagione.”

Venerdì al Matusa va in scena Frosinone-Barletta. Quali sensazioni prova per questa partita, che mette di fronte due squadre che sono state un po’ casa sua?

“Le emozioni sono quasi tutte per il Barletta. Ho giocato tantissimi anni a Frosinone, ma ormai è acqua passata. E’ la città in cui abito, ma a livello calcistico non ho mantenuto molti contatti e non ho più frequentato l’ambiente. Barletta, invece, è ancora una storia calda, sono stato benissimo e ho vissuto momenti indimenticabili. Ancora oggi torno in città per respirare l’aria pugliese, della quale sono innamorato.”

L’ultima volta, in quel 2-1 del 9 gennaio scorso, in panchina c’era lei. Cosa ricorda di quel giorno, ma anche di quella squadra che ha allenato fino ai primi di febbraio?

“Ricordo l’emozione prima di entrare in campo, seguita poi da grande amarezza per il risultato finale. Giocammo una buonissima partita, così come contro l’Andria qualche giorno più tardi, ma fummo ingenui in fase difensiva e gettammo alle ortiche due buone occasioni per fare punti. Ho dei rimpianti per i risultati finali e anche per una squadra straordinaria che meritava i playoff. Sono state dette tante cattiverie gratuite su quei ragazzi, io credo che insieme avremmo potuto raggiungere tranquillamente gli spareggi promozione e avremmo anche detto la nostra, visto che è andata in B probabilmente la squadra meno attrezzata.”

Tiriamo le somme di un anno solare sulla panchina del Barletta: i momenti più belli, i più amari e le persone che hanno arricchito la sua esperienza in biancorosso.

“Tra i momenti più belli inserisco senza dubbio l’esordio a Foggia, che ha regalato ai tifosi una gioia immensa, manifestata con l’accoglienza al rientro in pullman, e non può mancare la salvezza conquistata a Lanciano. Tra i momenti peggiori metto l’esonero: non credo ci fossero i presupposti per interrompere il rapporto, i risultati c’erano e lo spogliatoio era compatto. Sono stato mandato via dopo un pareggio bugiardo a Latina. Per quanto riguarda la gente, non posso fare distinzioni: a Barletta ho trovato il calore del Sud e l’educazione del Nord, ho sempre amato e apprezzato queste persone.”

Con la tifoseria, però, c’è sempre stato un rapporto di amore-odio. Dagli applausi della presentazione alle contestazioni di metà stagione, fino all’esonero. Nel mezzo, le dichiarazioni roventi dopo la vittoria di Trieste: cosa c’era dietro quella contestazione alla tifoseria?

“Parliamo di aria fritta, è stato creato un caso infondato. La mia non voleva essere un’offesa, ma un dato di fatto: i fischi in casa erano immotivati, era solo un danno per la squadra che attraversava un momento delicato. Dico sempre ciò che penso, in quel momento era mio dovere proteggere i ragazzi. Penso di essermi assunto le giuste responsabilità, ho attirato le critiche su di me per liberare la squadra da un peso non indifferente.”

Come si è lasciato con la società? E’ stata una separazione burrascosa o relativamente tranquilla? Qual è il suo rapporto con il presidente Tatò?

“Nonostante le voci relative a numerosi dissapori, posso dire di essere stato trattato con grande professionalità. Ho ricevuto la canonica comunicazione dal presidente, ma questo non ha influito sul nostro rapporto. Ci sentiamo spesso, soprattutto adesso che è diventato nonno. E’ una persona straordinaria e partecipe sia sul fronte dirigenziale, sia sul fronte tecnico. Spero non si offenda, ma devo riconoscere un suo difetto: ha pagato la sua inesperienza nel mondo del calcio.”

In una recente intervista al nostro portale, Simone Guerri ha esternato grande ammirazione nei suoi confronti, soprattutto sul piano tattico e durante la preparazione delle partite. Alle prove maiuscole di Foggia e Benevento nella stagione 2010/2011, non hanno fatto seguito prestazioni dello stesso livello. Era un problema di spogliatoio o c’erano differenze tra i gruppi delle due stagioni?

“Non sono d’accordo sulla differenza di prestazioni, anche nella prima parte del campionato 2011/2012 abbiamo messo in mostra un calcio spettacolare e intelligente come in quelle due partite. La differenza sostanziale era nell’obiettivo stagionale, lavorare in un gruppo che punta alla salvezza è più semplice, bastava badare a non prenderle e giocare sulle spalle dell’avversario. L’anno successivo abbiamo dovuto cambiare approccio, dovevamo fare la partita e non era facile trovare la giusta amalgama già nelle prime giornate e, per di più, con quindici elementi nuovi. Anche per un allenatore come Mourinho, a detta sua, sono necessari molti mesi per avere una squadra perfetta.”

Così, su due piedi: i giocatori più professionali allenati a Barletta e quelli che ha dovuto redarguire con più frequenza.

“Ho avuto il piacere di lavorare con uomini che gestivano alla perfezione un ritorno economico e d’immagine non indifferente. Sono emerse parecchie voci su una presunta vita privata molto movimentata di alcuni calciatori. In una piazza come Barletta, che mastica e vive di calcio, i rumors vengono amplificati. Posso garantire di non aver mai avuto problemi del genere, ma d’altra parte non si può dare addosso a dei professionisti che ad inizio settimana vogliono concedersi uno strappo alla regola. Sono uomini, non macchine dedite solo alla vita sportiva.”

Torniamo al match di venerdì: ha già in mente un pronostico e una squadra per cui tifare?

“A dire il vero no, non ho una preferita. Penso che in campo vedremo una grande partita, entrambe adottano un gioco speculare e plasmato sul 4-3-3. Da una parte ci sono esperienza, tranquillità e consapevolezza delle proprie qualità, dall’altra inesperienza e freschezza di gioventù. Nel girone di ritorno il Barletta può dire la sua, a mio parere ha a disposizione il parco under più forte dell’intera Lega Pro.”

Concludiamo con un saluto alla piazza.

“Che dire, saluto con grande affetto tutti i tifosi e la gente di Barletta, che avrò modo di salutare personalmente quando tornerò per qualche giorno in Puglia. Faccio i miei sinceri auguri alla squadra e alla dirigenza, nella speranza che vengano sempre sostenute dal pubblico. Tatò è un patrimonio calcistico di grande importanza, va tutelato e spinto a proseguire l’avventura alla guida della società.”

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