A metà del guado

Un guado il cui attraversamento sembra non avere mai fine. Può fotografarsi così questo inizio di campionato del Barletta, accidentato e irto di difficoltà, da attraversare con un fardello sulle spalle che col tempo si è trasformato sempre più in un vero tabù da sfatare: quello della vittoria.

Dopo sette giornate il bottino dell’a “simpatica” compagnia allestita da Pavone ha all’attivo solamente tre punti, frutto di altrettanti pareggi. Misero contentino che fa da contraltare a quattro sconfitte più o meno pesanti, che al momento tarpano le ali ad una squadra che continua comunque a mostrare margini di miglioramento.

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Si, perchè se proprio si vuole trovare uno spunto positivo in questo avvio tormentato di stagione lo si può rinvenire nelle future prospettive d una squadra che sarebbe potuta tranquillamente crollare dopo gli schiaffoni contro Avellino e Latina. Due prestazioni in cui, al di là del risultato, si era palesata una preoccupante involuzione sotto il punto di vista tecnico ma soprattutto psicologico, un rischio concreto se si considera una squadra composta per l’80% da neo patentati.

E invece il buon pareggio strappato in casa di un Gubbio che era sempre risultato vincente tra le mura amiche ridona (a sorpresa, bisogna ammetterlo) quel minimo sindacale di linfa vitale che deve necessariamente essere capitalizzato al meglio, per ridare credibilità ad un progetto tecnico rischiosissimo ma ancora fattibile, a cominciare dal prossimo impegno contro la capolista Frosinone .

E a proposito della prossima avversaria, appare quantomeno curioso constatare come il prossimo turno vedrà i nostri ragazzi affrontare la terza capolista in otto gare complessive di campionato (dopo Perugia e Latina). Un dato che la dice lunga sull’ennesimo torneo dagli equilibri livellati, che deve servire da ulteriore stimolo per non arrendersi davanti alla triste evidenza di una classifica che -bypassando le solite dichiarazioni di facciata degli avversari- forse è davvero bugiarda.

Certo, il calendario è stato a dir poco tiranno nei confronti di una squadra tutta da sperimentare, ma alla luce del dato suindicato l’alibi regge fino a un certo punto. E in quest’ottica trovare un amalgama di squadra quanto più collaudata possibile appare un esigenza sempre più impellente, tralasciando esperimenti o funamboliche rotazioni dei titolari che in realtà titolari non lo sono mai.

Per il momento quindi non ci sentiamo ancora di condannare, demonizzare o giustificare niente e nessuno. Al di di là delle solite pagelle – oggi non pubblicate, e ce ne scusiamo, per gli arcinoti problemi legati alla mancanza di dirette televisive- non si potrebbe prescindere da un resoconto di quel che è stato uno “start” difficile ma quantomeno in parte preventivabile. Ma forse questo resoconto è meglio rinviarlo a dopo la sosta. Sperando la corrente non travolga tutto e tutti.

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