A.S. Avellino, la storia degli irpini

E’ una storia centenaria quella della squadra di calcio di Avellino. Fondata nel lontano 1912, ha dovuto fare i conti con un fallimento nel 2009 ed ha mutato la sua denominazione sociale. Attualmente la squadra è in Prima Divisione e, domenica prossima, affronterà il Barletta tra le mura amiche.

Gli irpini possono vantare dieci anni nel massimo campionato nazionale, ostentando importanti successi contro Juventus, Inter e Milan. Sono gli anni che vanno dal 1978 al 1988 quelli che consacrano la formazione di Avellino nell’olimpo della Serie A.

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Le origini

La storia di questa squadra, però, inizia molto prima. E’ il 1912 quando le varie federazioni sportive avellinesi decidono di unirsi e di dar vita ad un’unica squadra. La stessa si iscrive ai campionati campani, giocando le sue partite nel vecchio stadio “Piazza d’armi”. Una curiosità: le gare erano visibili anche ai detenuti del carcere borbonico, poiché l’edificio permetteva di vedere il terreno di gioco. Nel 1970 c’è il trasferimento presso lo stadio comunale, più capiente.

Gli anni settanta

La storia dei biancoverdi comincia a farsi interessante nei primi anni settanta. Dopo numerose stagioni giocate in serie C, arriva la grande chance per gli irpini. Nella stagione ’72/’73, al termine di un testa a testa serrato con il Lecce, l’Avellino ottiene la promozione in serie B.

Sibilia è il presidente, mentre Gianmarinaro viene scelto come allenatore. Sotto la loro conduzione arriva una stagione da record: punteggio finale di 62 punti, 64 reti segnate, solo 18 reti subite. La permanenza nella cadetteria si protrae per cinque anni, ma lungi dal pensare che i biancoverdi scendano di categoria. L’anno 1977/1978 è segnato dalla promozione in Serie A degli irpini.

Gli anni ottanta

Nel 1980 arriva il momento più difficile per i campani, che devono fare i conti con l’emergenza terremoto e con una penalizzazione di 5 punti a causa del calcio-scommesse. Gli irpini, tuttavia, riescono a salvarsi all’ultima giornata di quel campionato. La partita decisiva è quella contro la Roma, nella quale arriva un pareggio.

Il 1987 rappresenta l’anno dei record per l’Avellino, perché conclude il campionato di Serie A all’ottavo posto. Si tratta del miglior piazzamento di sempre e di un record rimasto ancora oggi imbattuto. Ma è solo il preludio al declino.

L’anno dopo, infatti, i biancoverdi retrocedono assieme all’Empoli. La salvezza non viene raggiunta per un punto e si apre la parabola discendente degli avellinesi. A nulla serve l’arrivo di Pierpaolo Marino nel ruolo di dirigente sportivo: neppure in B, l’anno seguente, la squadra riesce a trovare il bandolo della matassa e finisce nella serie C sotto la guida di Ciccio Graziani nel 1992.

Gli anni novanta

Siamo nel 1995, Antonio Sibilia torna presidente e la luce sembra riaccendersi con la promozione in Serie B dopo due stagioni disputate nel campionato immediatamente inferiore. Non si tratta, però, di un’avventura duratura. Dopo un solo anno, nonostante le 19 reti realizzate da Pasquale Luiso, i biancoverdi tornano in C.

Nel 1999 si vocifera di un interessamento all’acquisto della società da parte di Silvio Berlusconi, ma questi smentisce di paragona Avellino alla Patagonia. Nell’estate del 2000 Aliberti prende le redini della squadra, ma è costretto a cedere la presidenza a Casillo (ex presidente del Foggia).

Gli anni duemila

E’ il 2003 ed i biancoverdi fanno il loro ritorno nella cadetteria, sotto la guida di Mister Salvatore Vullo. Il primo decennio del duemila si articola in una serie di risalite e ricadute che portano al definitivo fallimento della società nel 2009. Si riparte dalla D e con un nome diverso. Il resto è storia di questi giorni.

La società biancorverde vince il campionato di Serie D e viene ripescata in Prima Divisione nel 2011. Lo scorso anno, in virtù di una scellerata ripartizione dei gironi, ha giocato nel girone A. Quest’anno, invece, gli irpini hanno a disposizione una delle squadre più temibili del Girone B e domenica prossima attendono il Barletta.

 

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